Archivi tag: Purgatorio

Il dono

Condividi...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterPrint this pageEmail this to someone
Un dono, atipico, poco “correct”, tra sogno e incubo, più incubo che sogno a dire il vero, se mi è concesso l’ossimoro.
 Buona lettura, e, senza alcun ossimoro stavolta, buon 2017 a tutte le visitatrici e i visitatori di questo angolo dell’immenso oceano del web.    IM

***

Il dono

Libertà va cercando, 

ch’è sì cara,

come sa chi per lei vita rifiuta

.                   Dante, Purgatorio, I, 70-2

 dono3

         Le sei e trenta della mattina di Natale. Mi hanno svegliato di soprassalto i vicini di casa. Erano già in piedi ad aprire i regali e a cantare a squarciagola “Jingle Bells”. Pur di non sentirli sono scappato fuori di corsa. Ho ancora il pigiama sotto i pantaloni. Sulle strade e nelle vene, il gelo. Cerco perlomeno il privilegio della solitudine: viaggiare in carreggiate vuote, quasi all’inglese, sulla corsia opposta rispetto al normale. Ci sono gli altri, però. Numerose macchine, lanciate in direzione contraria o analoga. Mi viene da chiedermi perché. Dove vanno? Con quale diritto invadono il mio spazio, la mia follia fuori tempo e fuori orario?

          Lo so, è assurdo. Ma non posso fare a meno di pensarlo. Così come non posso evitare di fuggire, ora. Lontano da tutti, ad ogni costo. Mi infilo in un dedalo di viuzze che non conosco. Ho tutto il tempo che voglio. E assolutamente nessun impegno o appuntamento. Mi ritrovo in una strada sterrata. Solchi sempre più profondi all’altezza delle ruote e sempre più alti l’erba e il pietrisco al centro. Non c’è uno spazio vuoto grande abbastanza per fare manovra. Vado avanti per chilometri. Dietro di me il nulla, una pianura desolata e sconosciuta. Costeggio la siepe di una villa enorme. Presagisco la presenza di una muta di cani da guardia. Mi si affiancano, puntuali, spalancando le fauci fin quasi a mordere la rete. Mi inseguono fino all’ingresso. Mi preparo a fare retromarcia nel vialetto antistante l’entrata, più velocemente possibile, per tornare indietro, sulla strada statale. Ma, contro ogni attesa, il cancello automatico mi si spalanca di fronte. Sarebbe una ragione di più per scappare rapido come un fulmine, se fossi lucido. Oggi però è un giorno speciale. Sarà la stanchezza, la follia generata dalle musiche e dalle campane, dallo spumante e dall’overdose di pandoro, ma decido di premere sull’acceleratore ed entro.

dono

       Guido tra muro e muro, nei vialetti minuscoli che separano le varie palazzine e le dependance. Sfioro la calce con gli specchietti. La tensione, paradossalmente, svanisce. Lascia il posto alla concentrazione, alla voglia di uscire dal labirinto. Mi ritrovo finalmente in un prato amplissimo, quasi un piazzale da luna-park senza giostre e baracconi. Rimango fermo. Il centro esatto di un gigantesco bersaglio. Immobile, sotto sguardi invisibili. Minuti di silenzio assoluto. Poi una voce, secca, poderosa, amplificata da un megafono. “Eccolo il regalo per te, amore!”. Chissà come e perché mi viene da pensare che le parole siano rivolte a me. Penso a uno scherzo, qualcosa di simile a una “Candid camera”. Invece, qualche attimo dopo, esce fuori un ragazzino di circa dieci anni, con una giacca elegante e un cravattino rosso. Tra le mani stringe un enorme fucile ad acqua giallo e viola. Il suo regalo sono io! D’altronde, si sa, oggi è Natale.

          Spruzza la macchina da ogni lato, urlando e sghignazzando. Dopo un po’ cambia espressione, guarda sconsolato verso le finestre della villa, e comincia a frignare: “Papi, non mi diverto così! Non mi piace. Mi annoio lo stesso, papino!”

          Riecheggia di nuovo il megafono.

          “Sì, Gerardo bello, tieni raggione. Tieni raggione, a papà. Vedrai che chisto ti piacerà!”.

          Si fiondano nella piazza due fuoristrada da cui escono scagnozzi in doppiopetto. Sostituiscono il mitra ad acqua di plastica con uno in acciaio verniciato di nero. Molto più realistico. Anzi, reale.

dono7

          Mi fanno cenno di aprire il finestrino e uno di loro mi borbotta in un orecchio: “Gerardo si deve divertire! Adesso ti diamo cinque minuti di vantaggio, poi ti veniamo a cercare con le Land Rover. Nel parco della villa c’è un’uscita con uno sbocco verso l’esterno. Se sei fortunato la trovi e scappi in direzione della superstrada. Quello sarebbe il tuo Natale. Se non la trovi ti troviamo noi. E quello sarà il Natale di Gerardo. È bravo quanto noi a sparare. Si esercita fin da quando aveva cinque anni. Vai mò. Ah, dimenticavo: nella villa ci sono una ventina di uscite. Tutte sbarrate e invalicabili tranne una. L’estensione del parco è di un’infinità di ettari. È il quinto della regione per estensione. Vengono anche quelli del WWF, il sabato e la domenica, perché qui svernano diverse specie rare di uccelli migratori. Il padrone concede il permesso di ingresso per osservarli e studiarli. Eh sì, è proprio una gran brava persona. A proposito: i tuoi cinque minuti cominciano… ora! Buona fortuna! E buon Natale!”.

dono5

          Metto in moto e ingrano le marce. Rapido, ma non frenetico. Sparisco alla vista, lontano dalle finestre. Le strade sterrate sono deserte, ora. Vuote. Completamente. Solo qualche cerbiatto mi osserva, e qualche poiana. L’uscita giusta la cerco, sì, ma senza particolare convinzione. Anzi, mi viene da pensare che se la trovassi mi dispiacerebbe, quasi. È bello girare a vuoto in questo silenzio, questo intrico di terra, erba e acqua, sotto alberi secolari. Non so quanto durerà, ma è proprio un gran bel regalo. Non solo per Gerardo. Anche per me.

dono 2