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il Sud On Line: intervista di Nadia Pedicino

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presentazione de “Lo specchio di Leonardo” a Caserta

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Nella Città della Reggia, sabato 8 ottobre alle ore 17, all’interno della Libreria Giunti al Punto di piazza Matteotti angolo via Patturelli, che ringrazio per l’ospitalità, avrò il piacere di ascoltare gli interventi critici di Enzo Rega e Paolo Farina e dell’editore Liguori sul mio romanzo LO SPECCHIO DI LEONARDO.

 Alla fine risponderò (mi dovrò anche pettinare) alle domande della giornalista televisiva Antonella Bianco.

E soprattutto sarò lieto di incontrare gli amici della Campania (e chi si trovasse da quelle parti).

Se potete e volete, vi aspetto per un ottimo caffè casertano a due passi dalla Reggia, e per dialogare di Leonardo, del libro, e del mondo letterario, scientifico ed umano da lui creato ed evocato.  

A presto, Ivano Mugnaini

 

Letture allo specchio 4: “La colpa del genio”, nota di F. Cannavò

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La colpa del genio è la negazione del genio stesso alla propria essenza umana.”
È bello vedere come la lettura di un libro possa generare a volte un’alchimia libera, quasi del tutto autonoma, di sicuro in grado di generare forme ulteriori, altre creazioni.
Grazie a Leonardo, per questo suo ennesimo meccanismo messo in moto in modo mirabile, e grazie a Francesca Cannavò per questo originalissimo e vivido brano di “lettura poetica”. IM

Due volti di donna

“La colpa del genio”, nota di Francesca Cannavò

Con il suo sguardo, l’altro conosce me più di quanto io possa conoscere me stesso,perché io non posso mai oggettivarmi, distanziarmi come un oggetto da me stesso.
Io sono quel me che un altro conosce e mi sento trasformato in un oggetto inerme e nudo davanti all’altro.
J.P.Sartre

L’occhio fuori dal finestrino, il paesaggio conosciuto che scorre scandito dai cigolii dei cardini; i lampi, gli scrosci violenti, bombarde di tuoni, dita di fango che arraffano i raggi… il carro rallenta, ansima: deve fermarsi.
Il pensiero invece corre già troppo velocemente a raccattare tasselli di memoria che spianeranno le visioni : il Carro mi viene incontro con i suoi significati simbolici, è il settimo degli Arcani; il sette è l’indicatore, il settimo dito della mano: indica ed accusa. E lo si ritrova, questo dito, ben in vista nei disegni in sanguigno, nei dipinti di quell’epoca che si volle impregnare di ri-nascimento, nel dipinto forse più caro a Leonardo, “quel dito che promette il paradiso”, la rinascita finale a se stesso e che in un vortice estatico riporta al Satiro Danzante, ebbro dell’attimo d’infinito in cui viene colto da mano d’artista sconosciuto.

Indica ed accusa . Espiazione e Colpa.

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Che colpa potrà mai essere addossata ad un genio? Al genio?
La colpa del genio è la negazione del genio stesso alla propria essenza umana.
Sul genio non piove grazia divina, il suo capo è eretto e fiero, si rivolge all’universo sfidandolo all’ultimo dubbio, alla prossima certezza; l’incedere manifesta sconfinate prospettive, lo sguardo a carpire la meccanica del volo, mai sospeso nel contemplarne il mistero.

La negazione delle mani che accarezzano la testa, il viso di un bimbo forse divengono ali sfrenate all’interno di quella testa, attorno a quel viso.
Il Genio che si nega all’umanità, un assassino, un essere abbietto, uno di cui diffidare e da tener lontano.

La colpa è piena e grave.

L’espiazione è dovuta: lo svuotamento e la leggerezza.

Il Processo lo istruisce il Caso: immenso Fattore.

È il gioco della sorte stavolta a mettere il genio in competizione con se stesso e non più con Dio.

La sosta forzata, il caso magnanimo che prudentemente la vita riserva a ciascuno dei propri adepti, diviene foriero di una visione inimmaginabile, uscita dallo specchio, l’immagine del proprio sembiante si ridesta in sguardo carnale e univoco.

È nell’osservare il vero più vero che si perde se stessi.

È nel transito dei vuoti di senso che si scopre il senso, la verità.
Nel vuoto di quell’attimo senza senso offerto dal caso Leonardo, il Genio, finalmente, sa.

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Leggo Lo Specchio di Leonardo nei primi giorni di giugno, quando tutto pare fluire gioioso verso l’esplosione dei sensi, e mi avvolge il ritmo delle visioni e dei suoni, quasi volesse, lo spirito del genio, condurmi dentro le volute e i riccioli studiati e trattati come solo gli uomini di scienza e di arte riescono a fare: entrandoci dentro a confondersi, infimi e grandissimi.

Offre parecchi spunti il libro: si legge in sanguigno, si avverte forte l’odore delle città, del fango e della pioggia; e i colori appena accennati delle campagne, il fruscio delle vesti pesanti ed eleganti, lo sguardo inquieto di Leonardo e la sua voce: pacata e superba ; il sommesso diniego dei prelati e l’inchino da incorniciare nelle chiese.

Scorre la scrittura, come un ruscello di montagna intorno ai sassi, ritornando appena su se stesso per poi andar via lesto e sornione; la montagna, rifugio dei grandi, lo inizia ai suoni del ritmo naturale delle sensazioni, ed ai vuoti di suono, acutissimi e sordi, dell’intelletto che vuole l’analisi asettica delle cose, la ricerca insinuante della verità più dolente, la beatitudine della ferita, dei suoi lembi, accarezzati dall’interesse e dalla necessità di esserne parte: sollevante e dolente allo stesso modo dei fratelli gemelli che si curano della loro morte esattamente come i quattro incolpevoli ceri posti a guardia di un inganno condiviso, esattamente come lo scrivano che finalmente legge ciò che altri scrivono sulla sua carne.

Leonardo e il suo destino: guardare allo specchio le sue paure.

Imparare a vivere la perfezione della morte, per irriderla durante la vita. Regno di imperfezione, in cui annaspa e vi permane straniero, imparare a riconoscere quell’umano in forma d’infinito che è la morte che per non far paura si è creduta donna materna di cure custode, ed invece è maschio la morte è da pari a pari il genio dovrà guardarlo per poterne domare la potenza e donarsi alla vita, unicamente lei femmina universale.

Leonardo e la sua vita: quel palpito d’ali che crescono dentro.
Scevra di emozioni, qualche guizzo amaro, la rivalsa malcelata dell’abbandono che lo vuole a tutti i costi presente, nel male e nel bene finto, la vita del genio viene ad esporsi platealmente attorno alla sua più grande prova: la mancanza. L’indisponibilità emotiva di Leonardo spiattellata senza pudore né remora alcuna, come gli indispensabili cadaveri da sezionare sul tavolo di laboratorio.

Leonardo -Belle-Ferronniere-

Indisponibilità che diventa ostacolo all’arte vera che di essa si nutre. Leonardo è genio per pratica disciplina ed applicazione ma manca della genialità propria dell’arte, che è fatta di tumulti immobili, ritmi forsennati e pensieri evacuati. Manca a Leonardo ciò che commuove, quella forza che fa muovere insieme, la forza della relazione.

La relazione con l’altro gli viene assolutamente negata, l’altro viene semplicemente usato, necessariamente utilizzato come una protesi per renderlo capace di stare al mondo, e da questo suggere linfa di conoscenza.
Molteplici surrogati di madre non riusciranno però a suscitare in lui quella sommossa interiore che sviluppa la luce nel buio, non ci saranno che sentimenti di rivalsa nella vita del genio e la mancanza colmata alla fine dalla morte della madre sarà quieto sopore.

L’arte, la potenza creatrice, l’invisibile che manifesta se stesso viene trovato nello specchio “Manrico”, il copiatore , il ripetitore , cui il destino offre a sua volta una occasione di rivalsa, non cercata.

Inconsapevole custode della creazione, nella cui rivelazione egli annette il se stesso sconosciuto e negato, Manrico sperimenta la meraviglia; abbaglio fatale che gli farà toccare il fondo dell’abiezione , spingendolo al tradimento pur di affermare la propria potenza creativa.

Quella forza incontenibile cui la vita a testa china non aveva permesso la fuoriuscita, diviene, adesso, il tumulto che lo innalza.

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In Manrico Leonardo si accosta al bambino, all’essere che sgambetta, dapprima, incerto e fiducioso, poi, del sostegno della terra, felice dello spazio conquistato.
Leonardo ha rinunciato al bambino con spietatezza: l’uomo saggio sa.
E sa che quel bambino ha da proporgli la sua arte e Leonardo rinuncia all’arte, al moto creativo che pure arriva sopra le proprie gambe non richiesta, gli volta le spalle; non può guardarsi l’anima, può solo subirne gli effetti , i morsi; le sue vedute scientifiche non gli permetteranno di vedere oltre, di immaginare che attraverso gli effetti manifesti si possa scoprire il progetto dell’essere; egli va in cerca delle malattie che degenerano gli organi, si avvicina alla vita attraverso la morte , ma mai potrebbe immaginare che la morte è solo vita consumata , usata, donata.

Tutto torna, però, e nulla è uguale a come dovrebbe essere. E la morte, compagna dei vivi, non potrà essere sbeffeggiata oltre.

Il Genio impari a vivere per riuscire a morire da uomo vero imbalsamato nella propria fedele menzogna.

Una straordinaria avventura su un libro che mescola le pagine col tempo e con le storie della storia.

Francesca Cannavò

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Letture allo specchio 3 – Di Monaco, Gaddo Zanovello, Giudice

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PURELY COINCIDENTAL
Ho ricevuto varie “impressioni di lettura” su Lo specchio di Leonardo: positive, meno positive, positive nord-nord-ovest, per dirla con Amleto, con distinguo e chiaroscuri.
Vorrei pubblicarle tutte, perché ogni commentatrice e commentatore ha dedicato tempo e attenzione al libro. Lo farò, in varie fasi. Comincio pubblicandone alcune tra quelle che mi hanno maggiormente colpito. Il fatto che siano positive è, come dicono nei film, “purely coincidental”, puramente causale.
Battute a parte, tutti i commenti sul romanzo, di qualunque tipo, sono bene accolti, e, chi volesse, può scrivermi in proposito a: ivanomugnaini@gmail.com.

foto libro 1

GIOVANNI GUIDICE

Ho terminato oggi di leggere il romanzo Lo specchio di Leonardo.
L’ho letto attentamente, e devo dirLe che una delle cose che mi hanno più colpito (o meglio quella che mi ha più colpito in assoluto) è la Sua capacità di analisi introspettiva, che mi ha ricordato Dostoevskij. Il libro, inoltre, per la sua trama e il suo
‘taglio’, mi è parso originale. È stata una lettura davvero istruttiva per me, che ho apprezzato molto. Credo che si possa parlare veramente di un’opera pienamente riuscita e che si distingue tra le recenti uscite di narrativa.
E, aggiungo, anche il tema su cui s’incentra il libro, e i ‘sottotemi’, se così posso definirli, tutto spicca per originalità…

Con i più cordiali saluti e sincera stima,
Giovanni Giudice

Promo Leonardo con frase A

LUCIA GADDO ZANOVELLO

Gentile Ivano Mugnaini,
ho terminato proprio ora di leggere “Lo specchio di Leonardo” e desidero inviarle i miei complimenti più sentiti per il suo libro, che mi è piaciuto moltissimo e che rileggerò a lungo.
Questo mio vivo apprezzamento è dovuto non solo alla qualità della sua scrittura, ma anche al racconto che, assumendo i toni intimistici dell’autobiografia, psicologicamente avvicina le inquietudini del lettore a quelle profonde e profondamente motivate di Leonardo.
Tormenti che riguardano l’arte e le opere fondamentali che si incontrano e delle quali vengono date avvincenti angolazioni di lettura, ma che si riferiscono anche all’umanità del personaggio, la condotta del quale suscita quella pietà umana che ce lo avvicina e affratella.
L’interesse e la partecipazione al racconto proseguono poi in un crescendo, dal riferimento all’aneddoto dell’asino e la sua ombra, al fatto che, nel monumento, il cavallo sia indubbiamente più interessante del cavaliere, fino all’appassionante sdoppiamento con Manrico, nel tentativo, da parte di Leonardo, di trovare l’identificazione propria; impossibile, dato che si tratta del vano ‘tentativo di fuggire allo specchio con un altro specchio’.
Ho trovato particolarmente appassionanti le suggestioni, variamente diffuse nel romanzo, che riguardano le problematiche della sempre sfuggente identità, ma è avvicinandosi all’ultima parte del libro, dove si incontra la rivelazione che ‘la più autentica forma di rivolta è la bontà’, a p. 58, dove la bontà sembra quasi ‘chiedere scusa di esistere’ e ‘si identifica con la poesia’ come ‘la sola trasgressione possibile’, che si susseguono pagine, per me, anche filosoficamente, bellissime.
Ove si dice, ad esempio, che ‘la fine non è epilogo ma trasformazione’, che ‘la morte è vita’, che ‘la follia più autentica è la verità’ e mentre perdura ‘il mistero della sorte,’ perdura tuttavia anche il caparbio sforzo di ‘cercare di conciliare la nascita con l’epilogo’.
Imprevedibile e spiazzante risulta la scelta di Manrico, che tornato alle sue vesti semplici originarie, si scopre ormai irrimediabilmente insoddisfatto di sé e vuole diventare (artista) come Leonardo, tornare ad ‘essere’ Leonardo, nel momento stesso in cui Leonardo non è più quello di prima, ma è proprio qui che si comprende che ‘il cambiamento è tutto’ che ‘tutto torna e nulla è uguale a come dovrebbe essere’.
Infine Leonardo accetta la ‘compresenza’ di Manrico ed avviene il miracolo: ‘la morte ottiene di avere la similitudine del perfetto vivo’, perché in effetti è così per tutte le opere di Leonardo, come avviene in modo eccelso per la Gioconda, che è stata resa davvero dall’irriducibilità di Leonardo perfettamente ed eternamente viva.
Sono pienamente convinta della validità del suo romanzo, al quale auguro tutta la fortuna che merita.
Un carissimo saluto,
Lucia Gaddo Zanovello

Letture allo specchio 3
BARTOLOMEO DI MONACO

Il nucleo del suo libro è il percorso pieno di sofferenza che Leonardo fa alla ricerca di se stesso, ossia di ciò che nemmeno le sue opere riescono a rivelare; una ricerca affannosa e traumatica che lo porta perfino a desiderare di rifiutarsi. In realtà il suo specchio è il risultato di tanti specchi, ossia di tanti avvenimenti materiali che hanno costellato dolorosamente la sua vita: non solo il suo sosia Manrico, quindi, ma anche la madre che lo ha trascurato, la violenza sul giovane Jacopo Saltarelli, Cecco il beccaio, che è l’uomo che aspetta la morte, persino “la similitudine del perfetto vivo”, a cui si deve somigliare dopo la morte.
Vi è nella storia l’amara inquietudine che trovo nel “Ritratto di Dorian Gray”, di Oscar Wilde.
Il percorso interiore si intreccia con quello reale, ossia della vita vera vissuta dall’artista, un percorso che anima il racconto di personaggi storici e di opere d’arte che assumono nuova luce nel momento in cui li riguardiamo sollevando il velo del Leonardo insicuro ed inquieto, direi addirittura tragico, che la tua ipotesi mette a nudo.
Bella ed elegante la scrittura.
Un caro saluto,
Bartolomeo Di Monaco

Letture allo specchio (2): Maria Zimotti

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Due volti di donna Dama ermellino

In questo romanzo agile e corposo l’autore ci porta nel passato alternativo di un Leonardo da Vinci in crisi di identità. Nel 1498 Leonardo da Vinci è una star acclamata. Nel corso di un viaggio tempestoso, descritto con tratti che evocano fin dall’incipit l’angoscia esistenziale che lo accompagnerà per tutto il testo, incontra un suo sosia.

Il gioco del doppio è presto fatto. Grazie a questo stratagemma Leonardo entrerà in profondità dentro se stesso utilizzando il sosia come camera di compensazione delle sue confessioni più recondite coltivando l’illusione di poter essere finalmente libero dall’immagine di sé che il mondo conosce.

Come in uno specchio, i ruoli si confonderanno alimentando i dubbi, piuttosto che risolverli.

Il lettore si trova di fronte ad un testo colto ma scorrevole che può tendere all’universalità dello stile e del contenuto per l’utilizzo di un linguaggio moderno ma non anacronistico rispetto alle vicende narrate.

Tra i diversi aspetti da sottolineare rispetto ai molteplici spunti di riflessione offerti al lettore, una in particolare secondo me vale la pena evidenziare.

In un passaggio fondamentale del testo nel quale Leonardo da Vinci fa partecipe il suo sosia, Manrico, della sua impasse rispetto al perfezionamento di uno dei dipinti che diverrà poi il simbolo stesso della sua opera, ovvero La Gioconda, è descritto mirabilmente il processo della creazione artistica dal quale si evince come ciò che fa di un’opera d’arte un capolavoro, un “quadro che parla”, è l’espressione della sua carnalità che sovrasta i secoli intatta.

Perché leggere questo libro?

Viviamo in un’epoca di surplus di produzione di testi nella sola scelta dei quali le sinapsi vanno in tilt. Anche all’interno della pubblicazione di narrativa, a livello autoriale, molto probabilmente non solo per volontà degli autori, la letteratura è diventata autoreferenziale, persa più in discussioni sterili dell’ambiente letterario che nella vera connessione con il desiderio di dire, di dire parole nuove.

In questo testo, come anche in altri di Ivano Mugnaini, ci sono parole nuove perché antiche, perché di sempre, e vi è una stretta connessione con la poesia (non a caso un’altra pietra miliare del libro è una definizione della poesia che si può tranquillamente mettere tra i preferiti delle citazioni in tema) che inserisce, come del resto detto da altri, il brivido della poesia nella narrativa, che è una caratteristica della prosa di Mugnaini.

Scegliere testi come questo è addentrarsi nelle “vie traverse” della letteratura, la letteratura “che conta”, fatta di uomini e donne la cui scrittura è libera di esercitare la vera tensione emotiva, cercando di realizzare l’alchimia tra il contenuto e la forma offrendo al lettore prima di qualsiasi altra cosa uno stile che non è maniera ma genuina espressione e sperimentazione, aldilà delle mode.

Su Karenina.it, intervista su Lo specchio di Leonardo

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foto libro 1

 

http://kareninait.blogspot.it/2016/03/intervista-ivano-mugnaini-autore-del.html 

Copia di Ivano Mugnaini - foto

Intervista a Ivano Mugnaini, autore del romanzo “Lo specchio di Leonardo
Lo specchio di Leonardo, il tuo ultimo romanzo, si avventura nella vita di uno dei più noti protagonisti dell’arte dei tutti i tempi. Perché la scelta di un personaggio così ingombrante, già oggetto di tanta letteratura?
È vero, Leonardo da Vinci è un personaggio imponente, poliedrico, prepotentemente presente quasi in ogni ambito scientifico ed artistico, oltre che nell’immaginario collettivo. Finisce per sbalordire e spaventare. La sua grandezza ci chiama, volenti o nolenti, ad una sfida, una specie di braccio di ferro, a distanza certo, ma non meno accanito. Si cerca alla fine, istintivamente, di trovare una falla, un punto debole nella sua colossale struttura di uomo e pensatore. Si tende a dargli (e in fondo anche a darci) una dimensione pensabile, una fragilità, qualcosa che lo renda umano. E, di conseguenza, dotato di una grandezza ancora maggiore, visti gli straordinari risultati che ha raggiunto.
In effetti il personaggio di Leonardo è stato oggetto dell’attenzione di molti scrittori e saggisti in diverse epoche. Alcuni di loro sono elencati nella prefazione al mio libro scritta da Giuseppe Panella, in cui si sofferma in particolare su Paul Valéry e la sua Introduzione al metodo di Leonardo da Vinci, utilizzata come punto di partenza per un’ampia carrellata storica, filosofica e letteraria, basata su un’analisi freudiana di alcuni lavori, scritti e simboli della vita e dell’opera leonardesca.
Ho sentito anch’io l’impulso di scrivere di Leonardo, non certo per proporre verità nuove, ma per indagare, grazie ad un espediente narrativo, su quello che è il suo lato più nascosto e misterioso: quello di uomo, persona soggetta a desideri e manie, pulsioni e frustrazioni. Mi sono soffermato, facendo ricorso ad un’invenzione di pura fantasia, sul Leonardo in carne e ossa più che sul genio assoluto, inarrivabile e quasi impalpabile.
L’idea di partenza è quella che scatta nella mente di Leonardo nel momento esatto in cui vede il suo sosia: “Grazie a quell’uomo mi si sarebbero aperte le porte dell’amore e del sesso vero, sincero, assoluto, e si sarebbero serrate quelle della mia cattiveria, il senso di piacere che mi coglie mentre lacero con le lame e con le dita corpi ancora caldi e vivi di rospi e lucertole, con un’identica voglia di farlo anche con i cristiani. Intanto, come per miracolo, mentre pensavo tutto questo concepivo finalmente una bontà, o forse, per beffa ulteriore, la cattiveria più grande della mia vita: dare ad uno sconosciuto del tutto inadeguato, forse felice nella sua landa selvaggia, la possibilità di tramutarsi in Leonardo da Vinci, artista, uomo di scienza e di mondo, considerato un genio.”
Ma tra il progetto e la sua realizzazione c’è la realtà e l’universo mentale del protagonista. Il Leonardo di cui ho scritto è un essere complesso e umanamente tormentato che si descrive in questi termini: «Non avevano capito niente di me, anche per colpa mia. Non comprendevano che io dissezionavo uomini e animali morti, e ideavo macchine di legno e di ferro, ma non avevo mai compreso nulla in fondo delle menti, dei cervelli, delle anime, come le chiama la gente di chiesa. Osservavo da sempre ciò che è statico, regolato da leggi fisiche, sicure, neutre, impersonali. Mi vedevano, gli altri, come un semidio, eccelso, capace di prodigi, quasi onnipotente, senza sapere quanto mi fossero oscuri e alieni i gesti profondi, i moti interiori, le voglie e le necessità degli uomini che vivevano attorno e dentro di me. Non comprendevo loro in me e me in loro, perché non c’è regola né schema in questo campo, e ho fallito quando ho provato a indagarli, sempre, immancabilmente. Così come ho fallito quando ho guardato al sacro, al cielo».

 

Più biografia o autobiografia? Quanto hai messo di te stesso nel tuo personaggio di Leonardo e nel suo doppio?
Un mio professore del liceo mi ricordava che tutto, perfino i diari più segreti, sono scritti con l’intento di essere scoperti e letti da qualcuno. Altrimenti non ci si affiderebbe alla parola scritta. Lo stesso professore mi diceva anche che chiunque, scrivendo qualsiasi cosa, in fondo, che lo voglia o meno, finisce per parlare di sé. Credo che nelle parole di quel vecchio insegnante ci sia del vero: pur nelle enormi ed evidenti distanze, cronologiche, sociali, individuali e via dicendo, ho cercato di individuare un minimo comune denominatore tra le mie debolezze e aspirazioni e quelle del personaggio su cui è incentrato il libro. Ho cercato di compenetrare le ambivalenze e i compromessi che perfino un genio assoluto come Leonardo era costretto a subire per vivere: da un lato le angherie e i capricci del potere e sul fronte opposto il suo desiderio di autenticità e di libera espressione, sia delle pulsioni erotiche sia del pensiero.

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L’immagine riflessa nello specchio è per te metafora o pretesto per sviluppare un discorso sul doppio?
Direi che è entrambe le cose. Quello del “doppio”, del sosia, è uno dei topos più presenti nella letteratura di ogni tempo. Nel caso specifico del mio libro si tratta sia di una metafora della complessità della mente umana, sia di un meccanismo narrativo per fare emergere un alter ego dotato di una vita propria con cui Leonardo si deve confrontare, lottando prima per riconoscerlo come affine, poi per liberarsi dalla sua annichilente e straniante influenza. Ma ciò che conta è la consapevolezza che il protagonista assume: le due fasi, la fascinazione e il rigetto dell’altro lato del sé, non sono separate e distinte. Si intersecano e si sovrappongono in un meandro di sensazioni e desideri che costituiscono la miseria e la grandezza di ogni essere che lotta per la comprensione di ciò che va oltre la superficie. L’immagine riflessa del mio libro è un doppio che in un primo momento Leonardo vorrebbe solamente usare, un trucco, un espediente per fuggire da una società falsa e opprimente. All’inizio è una specie di fantoccio uguale a lui per l’aspetto fisico ma diversissimo come mentalità e modo di vedere il mondo. Gradualmente, mano e mano che gli accadimenti si dipanano, si arriva ad un ribaltamento di prospettiva: l’alter ego prende il sopravvento, lasciando aperta la domanda di fondo, ossia se esso rappresenti la parte meno nobile di Leonardo, quella becera e terrena, o se invece sia l’incarnazione dell’autenticità, della schiettezza, di un vitalismo vorace ma genuino.

Promo Leonardo con frase A

Qual è il rapporto con l’arte e la scienza che emerge dal tuo personaggio?
Anche in questo ambito la risposta è basata sulla duplicità, su una coesistenza e su un netto contrasto. Leonardo era sia un creatore di bellezza che di morte. Era un artista, pittore raffinato di soggetti sacri e profani, ma anche un ingegnere ideatore di congegni che venivano utilizzati nelle guerre, strutture architettoniche a difesa delle città e marchingegni utilizzati per attaccare ed uccidere i nemici. E non è un caso che uno degli snodi fondamentali del romanzo abbia luogo proprio nel momento in cui il protagonista si rende conto che perfino la sua arte pittorica, il suo sogno di bellezza, si allinea all’esaltazione di un massacro. Si accorge che l’affresco della battaglia di Anghiari, a lui commissionato dal partito al potere, altro che non è che la celebrazione di una carneficina. Da quel momento Leonardo si rifiuta di portare a termine il lavoro pittorico, mentre il suo alter ego lo esorta a proseguire. È la prima scintilla della scissione. E di questo moto dell’animo di Leonardo: “La mia vendetta, lo scherzo al destino, al potere becero sempre diverso e sempre uguale a se stesso, sarebbe stata, nel progetto e nel sogno, una beffa estrema: una burla serissima e feroce che forse qualcuno nei secoli avrebbe saputo cogliere e gustare. Avrebbe riso, ad anni di distanza, nel trionfo muto e immenso dell’intelligenza che non si arrende: sarebbe stata quella l’arma micidiale commissionata dai potenti del mondo. Un’arma di creazione, non di distruzione, rivolta contro di loro, non a loro favore.” Un’aspirazione soggetta, anch’essa, all’ironia della realtà.

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E quale invece quello con l’amore?
Hai oggettivamente individuato i due punti cardine. L’amore è cura, passione, ricerca di una rinascita: “Come un naufrago mi aggrappai a lei, e fu gioia la sconfitta, l’abbandono ad un’acqua più sapida e possente che ti chiama a sé e ti sommerge, in un nuovo battesimo, carezza liquida che uccide e rigenera.”
Ma la sconfitta definitiva di Leonardo, la sua Caporetto interiore, per così dire, ha luogo proprio nell’istante in cui la sua donna, l’immagine femminile da lui idealizzata ma del tutto reale nella sua mente, la Gioconda, cede al suo alter ego, si concede anche carnalmente alla parte più sporca e prosaica del proprio essere. Dopo essersi negata a lui per anni, si lascia possedere e fecondare dal suo doppio. In quel frangente Leonardo ha perso tutti i suoi riferimenti esistenziali: la sua arte e la sua scienza sono asserviti al potere e alla volontà di distruzione, il suo amore più puro e apparentemente angelicato è perduto, prostituito e alla mercé dei più bassi istinti. Non può che prendere atto della rotta assoluta della sua esistenza. Ma, paradossalmente, nel momento in cui accetta il trionfo dell’altro da sé e si rifugia nella fuga dal mondo, si ritrova. O, almeno, orienta la sua vita verso direzioni e mete finalmente libere, non più schiave della logica, della gloria, della fama. Nel momento in cui si sente del tutto perduto, Leonardo ritrova se stesso e la volontà di inseguire nuovi progetti, nuove domande, senza più la pretesa di trovare risposte assolute. Ciò apre la strada ad un finale a sorpresa del romanzo. Un ribaltamento di fronte e di prospettiva che coinvolge il protagonista e il suo alter ego, i loro destini e le loro biografie, reali e immaginarie.

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Secondo te in quale direzione va la narrativa oggi?
Moltissime sono le strade, i percorsi, i fiumi e i torrenti carsici. Ci sono libri di assoluto valore ma c’è anche una quantità di prodotti editoriali, nel senso stretto del termine, ossia di libri costruiti e confezionati su misura, come una merce di qualsiasi altro genere, per attrarre lettori e favorire le vendite. Ciò è del tutto legittimo, niente da obiettare. Ma temo che l’appiattimento e l’omologazione dei gusti possano avere un effetto boomerang. È un fenomeno che si può mettere in parallelo, ad esempio, con ciò che accade nel mondo della cinematografia e della televisione e in vari altri ambiti artistici. A fianco di alcuni lavori ideati e portati a termine con originalità c’è una marea di materiale “di plastica”, facile da realizzare e da commercializzare ma di scarso valore intrinseco. Trovo che alla lunga possa rivelarsi autolesionistico condurre volutamente il pubblico verso crinali friabili e inconsistenti. L’illusione di aumentare per qualche euro in più l’audience dei lettori, così come quella degli spettatori, porta e porterà sempre di più ad un’attenzione di breve durata e progressivamente ad un rifiuto, un rigetto.
Sarebbe auspicabile, come già accade in alcuni paesi, anche europei, che anche in Italia si realizzassero concorsi letterari ed artistici veri e seri, con l’intento di fornire ai talenti, che ci sono, la possibilità di esprimersi, di ricercare, di realizzare con i giusti mezzi le loro idee e i loro progetti. Ciò avrebbe un positivo effetto a catena anche sul pubblico. Perché, alla fine, la qualità paga, anche nei termini finanziari tanto cari alle industrie e alle società. I lettori non sono stolti come qualcuno vorrebbe fare intendere. Sanno distinguere e discernere. E se un lavoro artistico stimola la loro mente e li coinvolge viene premiato, anche e soprattutto se contiene elementi di riflessione e simbolici, mai pedanti, questo è sottinteso, ma del tutto stimolanti. La “complicazione” non è da demonizzare, tutt’altro: è sempre gratificante.

 

 

LETTURE ALLO SPECCHIO (1)

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Letture allo specchio 1

Questa sezione del mio sito ho deciso di chiamarla LETTURE ALLO SPECCHIO, anche se sarebbe più giusto dire LETTURE DELLO SPECCHIO, ossia de Lo specchio di Leonardo, il mio romanzo uscito da qualche settimana.

Pubblicherò di volta in volta le impressioni sul libro scritte da critici, da scrittori, da poeti, ma anche da lettori che hanno voluto condividere con me le loro emozioni, i loro dubbi, le domande, le risposte e il loro punto di vista.

Comincio con Annamaria Ferramosca, http://www.annamariaferramosca.it/ . Una poetessa che ha scritto numerosi libri di poesia di rilievo e che a volte “sconfina” nell’ambito della critica commentando alcuni testi e alcuni libri. Sono molto lieto che il mio romanzo sia stato oggetto di “sconfinamento” da parte di Annamaria.

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Letture allo specchio 3Letture allo specchio 2

LETTURE ALLO SPECCHIO

ANNAMARIA FERRAMOSCA

Sento che, quando accade di leggere qualcosa di originale e per giunta scritto in modo da lasciarti incollata alle pagine fino alla fine, sfidando le ore piccole, il sonno e la stanchezza, beh, è proprio questo il momento di diffondere il titolo del libro. Un romanzo breve, Assolutamente- Da- Leggere, che fantastica sul genio e sull’ interiorità di Leonardo avanzando un’ipotesi affascinante sugli enigmi delle sue opere.
Sto parlando de LO SPECCHIO DI LEONARDO di Ivano Mugnaini– Edizioni Eiffel 2016.
Ma ecco cosa mi sono sentita di scrivere, a caldo, appena dopo aver finito di leggere questo incredibile romanzo:
Trovo che Mugnaini abbia raggiunto in questo romanzo l’acme della sua arte, quella capacità di analisi del profondo che lo distingue da ogni altro narratore contemporaneo che io conosca. E la modalità narrativa, con il suo andamento serrato e insieme così scorrevole, con il sapiente ricorso ad una sorta di preavviso di ciò che sta per succedere, credo sia efficacissima nel tenere avvinto – quasi in ipnosi- il lettore alla pagina.
Qui un Leonardo inedito, come ben analizza Panella nella prefazione, si autodescrive nel sottile rovello della sua ricerca spirituale, lungo i meandri dei suoi conflitti interiori, dei compromessi, nel dissidio tra le insopprimibili umane pulsioni e l’inseguimento della propria salvezza-verità. E il tema del doppio è la soluzione geniale per far emergere i nascondigli della parte più profonda e autentica dell’artista (e di tutti noi), quella liberissima e folle, anche perversa, e insieme mettere a fuoco il percorso di sofferenza psicologica necessario per raggiungere, se c’è, una salvezza che forse coinciderà solo con la morte, grande rivelatrice.
Notevole poi è l’intreccio delle varie opere leonardesche con le motivazioni del loro farsi e della loro incompletezza, del loro abbandono. Il culmine della narrazione è poi nella inaspettata soluzione dell’enigma della più nota opera, la Gioconda – si legga il libro per scoprirlo! – e pure nell’aprire ad una visione lucida delle atrocità umane, in cui vedo un aggancio stringente all’attualità: la battaglia di Anghiari come una Guernica che continua oggi nelle stragi dell’insensatezza terroristica.
Sono molto felice di aver letto questo romanzo, e spero che partecipi a Premi di rilievo.
Annamaria Ferramosca

Lo specchio di Leonardo di Ivano Mugnaini – Disponibile in libreria ( in versione italiana) e in eBook ( in versione inglese),oppure on line su AMAZON o su IBS. Per maggiori informazioni visita il sito www.ivanomugnaini.it  e www.edizionieiffel.com .

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