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PREMIO INTERNAZIONALE GRADIVA-MARINO (scadenza 30 aprile 2019

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Ripubblico qui di seguito il bando (nella versione corretta. Si prega di non tener conto delle versioni qui precedentemente pubblicate) del Premio Internazionale GRADIVA-MARINO, la cui scadenza è prevista il 30 aprile p.v., con un invito alla partecipazione ai poeti interessati.

Buona scrittura, buona partecipazione e buona primavera ispirata e creativa. 

I.M.

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PREMIO INTERNAZIONALE GRADIVA-MARINO (2019)

 

STATE UNIVERSITY OF NEW YORK

VI EDIZIONE DEL PREMIO INTERNAZIONALE GRADIVA (2019)

 

La casa editrice Gradiva Publications bandisce la sesta edizione del Premio Internazionale Gradiva. Al Premio si concorre con un libro di poesia italiana, pubblicato fra gennaio 2017 – aprile 2019. Sono esclusi e-books e plaquettes.  Sono altresì esclusi autori che siano membri della Direzione o Redazione della rivista “Gradiva”.   I libri partecipanti al Premio non saranno restituiti. Non è prevista alcuna quota di partecipazione. I partecipanti possono, se vogliono, facoltativamente sostenere, in forma di donazione spontanea e aperta, l’editrice Gradiva Publications, presieduta da Luigi Fontanella, i cui intenti sono quelli di promuovere e diffondere la poesia italiana nei Paesi anglofoni.  *

Al vincitore sarà assegnato un premio di $1000 (mille dollari), il rimborso al 50% delle spese di viaggio relative al biglietto aereo in classe economica), vitto e pernottamento per due notti presso il prestigioso Danford Hotel di Port Jefferson. Una selezione del libro sarà tradotta in inglese e uscirà nella rivista “Gradiva”, pubblicata e amministrata da Leo S. Olschki Editore.

Case editrici o singoli autori devono spedire una copia del loro libro ENTRO IL 30 APRILE 2019 (farà fede il timbro postale d’invio) a ciascuno dei membri della Giuria sotto elencati, con l’indicazione, su ogni copia, dell’indirizzo completo dell’Autore, telefono e email. Si prega di NON spedire i libri concorrenti per raccomandata.

 

SAURO ALBISANI, c/o Liceo Classico “Dante”, via F. Puccinotti 55, 50129 Firenze, Italia.

LUIGI FONTANELLA,  Humanities Building, Room 2126, SBU, 100 Nicolls Rd., Stony Brook, New York 11794, USA.

IRENE MARCHEGIANI, 303 Mountain Ridge Dr., Mt. Sinai, New York 11766, USA.

ALESSANDRA PAGANARDI, Corso Lodi 37, 20135 Milano, Italia.

 

Presidente Onorario: Dr. Len Marino (senza diritto di voto a cui non va invito il libro).

Segreteria: Irene Marchegiani (con diritto di voto):  gradivasunysb@gmail.com

 

La Giuria selezionerà gradualmente i libri in concorso. Una successiva consultazione determinerà la cinquina finalista. Un’ultima votazione determinerà il libro vincitore del Premio. La cerimonia di premiazione avrà luogo durante la terza settimana di ottobre del 2019, presso il Center for Italian Studies della State University di New York, con sede a Stony Brook, e sarà comunicata all’autrice/autore, con l’obbligo di presenziare alla cerimonia. Per ulteriori informazioni, si prega contattare la segreteria via email.

La Giuria si riserva il diritto di non assegnare alcun premio, ove ritenesse non meritorio il materiale valutato, senza per questo essere oggetto di reclamo o denuncia.

 

* Per sostenere l’attività dell’editrice non-profit Gradiva Publications effettuare bonifico, come donazione spontanea, con spese bancarie a carico dell’ordinante,  presso Banco BPM, Sede Firenze 1606,  IBAN: IT55 T 05034 02813 000000010982, Swift: BAPPIT22, conto corrente intestato a Luigi Fontanella.  Spedire la ricevuta scannerizzata via email, oppure per via aerea all’indirizzo del Premio: Humanities Building, Room 2126, 100 Nicolls Rd., Stony Brook, New York 11794, USA.

 

Vincitori delle precedenti edizioni: Sauro Albisani (2013); Maurizio Cucchi (2014); Massimo Scrignoli (2015); Milo De Angelis (2016); Maria Attanasio (2017)

 

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Vincitori delle precedenti edizioni: Sauro Albisani (2013); Maurizio Cucchi (2014); Massimo Scrignoli (2015); Milo De Angelis (2016); Maria Attanasio (2017)

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PREMIO INTERNAZIONALE GRADIVA-MARINO (2019)

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PREMIO INTERNAZIONALE GRADIVA-MARINO (2019)

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STATE UNIVERSITY OF NEW YORK

VI EDIZIONE DEL PREMIO INTERNAZIONALE

GRADIVA-MARINO (2019)

La rivista GRADIVA bandisce la sesta edizione del Premio Internazionale Gradiva-Marino. Al Premio, ora organizzato biennalmente, si concorre con un libro di poesia italiana, pubblicato fra gennaio 2017 – aprile 2019. Sono esclusi e-books e plaquettes.  Sono altresì esclusi autori che siano membri della Direzione o Redazione di “Gradiva”.   I libri partecipanti al Premio non saranno restituiti. Non è prevista alcuna quota di partecipazione. I partecipanti possono, se vogliono, facoltativamente sostenere, in forma di donazione spontanea e aperta, l’Associazione Gradiva International Poetry Society, Inc., presieduta da Luigi Fontanella, i cui intenti sono quelli di promuovere e diffondere la poesia italiana nei Paesi anglofoni.  *

 

Al vincitore sarà assegnato un premio di $1000 (mille dollari), il rimborso al 50% delle spese di viaggio relative al biglietto aereo in classe economica), vitto e pernottamento per due notti presso il prestigioso Danford Hotel di Port Jefferson. Una selezione del libro sarà tradotta in inglese e uscirà nella rivista “Gradiva”, pubblicata a Firenze presso Leo S. Olschki Editore.

Case editrici o singoli autori devono spedire una copia del loro libro ENTRO IL 30 APRILE2019 (farà fede il timbro postale d’invio) a ciascuno dei membri della Giuria sotto elencati, con l’indicazione, su ogni copia, dell’indirizzo completo dell’Autore, telefono e email.

SAURO ALBISANI, c/o Liceo Classico “Dante”, via F. Puccinotti 55, 50129 Firenze, Italia.

LUIGI FONTANELLA,  Humanities Building, Room 2126, SBU, 100 Nicolls Rd., Stony Brook, New York 11794, USA.

IRENE MARCHEGIANI, 303 Mountain Ridge Dr., Mt. Sinai, New York 11766, USA.

ALESSANDRA PAGANARDI, Corso Lodi 37, 20135 Milano, Italia.

Presidente Onorario: Dr. Len Marino. Segreteria: I. Marchegiani:  gradivasunysb@gmail.com 

La Giuria selezionerà gradualmente i libri in concorso. Una successiva consultazione determinerà la cinquina finalista. Un’ultima votazione determinerà il libro vincitore del Premio. La cerimonia di premiazione avrà luogo durante la terza settimana di ottobre del 2019, presso il Center for Italian Studies della State University di New York, con sede a Stony Brook, e sarà comunicata all’autrice/autore, con l’obbligo di presenziare alla cerimonia. Per ulteriori informazioni, si prega contattare la segreteria via email.

La Giuria si riserva il diritto di non assegnare alcun premio, ove ritenesse non meritorio il materiale valutato, senza per questo essere oggetto di reclamo o denuncia.

* Per l’associazione alla non-profit Gradiva International Poetry Society effettuare bonifico, aperto, come donazione spontanea, con spese bancarie a carico dell’ordinante,  presso Banca Popolare di Milano, Ag. 240,  IBAN: IT50 I 05584 02800 000000010982, BIC: BPM iit MM240, conto corrente intestato a Luigi Fontanella.  Spedire la ricevuta scannerizzata via email, oppure via aerea all’indirizzo del Premio: Humanities Building,  SBU, Room 2126, 100 Nicolls Rd., Stony Brook, New York 11794, USA.

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Vincitori delle precedenti edizioni: Sauro Albisani (2013); Maurizio Cucchi (2014); Massimo Scrignoli (2015); Milo De Angelis (2016); Maria Attanasio (2017)

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ESITI DEL CONCORSO “ELOGIO ALLA FOLLIA” edizione 2018

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ESITI DEL CONCORSO ELOGIO ALLA FOLLIA” 2018

Il Concorso ELOGIO ALLA FOLLIA, organizzato da Divinafollia Edizioni, ha visto la partecipazione di 447 autori, per un totale di 1117 lavori inviati, tra poesie e racconti.

La sezione Poesia ha visto la partecipazione di 250 concorrenti. Alla Sezione Narrativa hanno partecipato 197 autori.

Le partecipazioni sono pervenute da tutte le regioni italiane e da alcuni paesi europei.

La prima edizione del Concorso ha avuto un riscontro soddisfacente anche per la qualità degli elaborati presentati dai concorrenti.

Pur non trattandosi di un concorso “a tema” le autrici e gli autori hanno inviato, come suggerito dal bando di concorso, “testi liberi per spunto, tema e forma espressiva. Ispirati da una sana, umanissima follia creativa”.

Entrambe le Giurie del Concorso hanno rilevato un’ampia gamma di stili, generi e temi, a testimonianza di percorsi personali interessanti.

* * * * *

La Giuria della Sezione Poesia

composta da

Maria Attanasio, Flaminia Cruciani, Silvia Denti, Annamaria Ferramosca, Luigi Fontanella, Ivano Mugnaini, Carlo Pasi, Valeria Serofilli e Antonio Spagnuolo

ha effettuato una prima selezione dei lavori pervenuti, in seguito a cui sono emersi i lavori delle autrici e degli autori qui di seguito indicati.

Autori Selezionati Sezione Poesia:

Chiara Albanese, Antonio Alleva, Antonella Amato, Giancarlo Baroni, Joseph Barnato, Monica Borettini, Alessandra Carnovale, Daniela Casarini, Alessandra Corbetta, Enrico Danna, Erminia De Paola, Lisa Di Giovanni, Maria D’Ippolito, Sheila Di Odoardo, Claudia Di Palma, Miguel Angel Escobar Alas, Monica Ferri, Grazia Fiore, Francesca Clara Fiorentin, Antonietta Fragnito, Alba Gnazi, Gianfranco Isetta, Floriana Lega, Elio Lunghi, Fausto Marseglia, Monica Martinelli, Sabrina Mazzuoli, Serenella Menichetti, Melania Milione, Maurizio Alberto Molinari, Alberto Mori, Clelia Moscariello, Carla Mussi, Silvia Novi, Alessandra Palombo, Paola Paradisi, Marisa Papa Ruggiero, Dario Pasero, Lidia Popolano, Flora Restivo, Alfredo Rienzi, Elisa Russo, Antonella Santoro, Alessandra Scarano, Giuseppe Schembari, Fulvio Segato, Alessandra Solina, Antonella Sozio, Serena Squatrito, Agostina Spagnuolo, Rossella Tempesta, Vivetta Valacca, Rodolfo Vettorello, Salvatore Violante, Paola Zugna.

Un’ulteriore cernita ha evidenziato i testi di ventiquattro autori, a cui è stata attribuita la qualifica di Segnalati:

Antonio Alleva, “Gate b19 – Preludio”

Giancarlo Baroni, “Un’arida estate”

Monica Borettini, “A Romana che si credeva vento”

Daniela Casarini, “Più convesso di un participio presente”

Alessandra Corbetta, “Parola sdrucciola”

Antonietta Fragnito, “Oggi poesia terapeutica”

Alba Gnazi, “Zeitgeber”

Gianfranco Isetta, “Esco dalla caverna”

Monica Martinelli, “Concentro i ricordi”

Sabrina Mazzuoli, “La resa”

Serenella Menichetti “Virginia a pezzi”

Melania Milione, “Dimmi dove senti dio”

Carla Mussi, “Prima del tatto”

Alessandra Palombo, “Ambulanti”

Marisa Papa Ruggiero, “Sulla tomba dei Giganti”

Flora Restivo, “A punto catenella”

Alfredo Rienzi, “L’architomia delle attinie”

Elisa Russo, “Nonostante il sole”

Alessandra Scarano, “Tivoli”

Fulvio Segato, “Avete preso tutto?”

Alessandra Solina, “Connessione fluida”

Antonella Sozio, “Per sentirmi”

Rossella Tempesta, “Coltiva una solitudine limpida”

Salvatore Violante, “Una lanterna”

Da una lettura ulteriore sono emersi i quindici Finalisti:

Antonio Alleva, “Gate b19 – Preludio”

Monica Borettini, “A Romana che si credeva vento”

Alessandra Corbetta, “Parola sdrucciola”

Antonietta Fragnito, “Oggi poesia terapeutica”

Monica Martinelli, “Concentro i ricordi”

Serenella Menichetti “Virginia a pezzi”

Melania Milione, “Dimmi dove senti dio”

Carla Mussi, “Prima del tatto”

Flora Restivo, “A punto catenella”

Marisa Papa Ruggiero, “Sulla tomba dei Giganti”

Elisa Russo, “Nonostante il sole”

Alessandra Scarano, “Tivoli”

Alessandra Solina, “Connessione fluida”

Antonella Sozio, “Per sentirmi”

Rossella Tempesta, “Coltiva una solitudine limpida”

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Da una nuova valutazione dei lavori finalisti, è emersa la seguente classifica:

AUTORI VINCITORI :

Primo classificato: Monica Martinelli, “Concentro i ricordi”

Secondo classificato: Antonio Alleva, “Gate b19 – Preludio”

Terzo Classificato: Alessandra Corbetta, “Parola sdrucciola”

AUTORI FINALISTI a pari merito:

Monica Borettini, “A Romana che si credeva vento”

Antonietta Fragnito, “Oggi poesia terapeutica”

Serenella Menichetti “Virginia a pezzi”

Melania Milione, “Dimmi dove senti dio”

Carla Mussi, “Prima del tatto”

Flora Restivo, “A punto catenella”

Marisa Papa Ruggiero, “Sulla tomba dei Giganti”

Elisa Russo, “Nonostante il sole”

Alessandra Scarano, “Tivoli”

Alessandra Solina, “Connessione fluida”

Antonella Sozio, “Per sentirmi”

Rossella Tempesta, “Coltiva una solitudine limpida”

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La Giura della Sezione Narrativa,

composta da

Daniela Carmosino, Marco Ciaurro, Caterina Davinio, Silvia Denti, Gianluca Garrapa, Francesca Mazzucato, Ivano Mugnaini e Caterina Verbaro

ha selezionato la rosa di autori qui di seguito riportata.

Autori Selezionati Sezione Narrativa:

Alberto Alassio, Anna Consilia Alemanno, Maria Letizia Avato, Susanna Barsotti, Marianna Bartolone, Antonella Bernava, Anna Bertini, Antonella Brighi, Antonella Buono, Piero Buscemi, Fausto Campana, Giovanna Caporali, Anna Elivia Cardella, Alfonsina Caterino, Giulia Sara Corsino, Laila Cresta, Sara Patrizia Daina, Michela De Mattio, Bernardo De Muro, Giuseppina De Vizia, Grazia Di Martino, Federico Fabbri, Lidia Falzone, Grazia Fiore, Luca Frediani, Alessandro Garella, Laura Gatto, Claudia Guaglio, Allegra Iafrate, Bruno Laganà, Alessandro Lanucara, Denise Lombardo, Giovanni Macrì, Marco Maione, Eva Luna Mascolino, Anna Moro, Silvia Nicita, Marco Patruno, Jean Luc Pinna, Donatella Pompilio, Maria Pia Quintavalla, Sarah Rezakhan, Marco Righetti, Laura Rochelli, Maria Pia Rosati, Teodora Stanciu, Alfredo Tamisari, Vincenzo Trapella, Auro Trivellato, Giuseppe Verrienti, Giuseppe Vetromile.

Un’ulteriore cernita ha evidenziato i racconti di diciotto autori, a cui è stata attribuita la qualifica di Segnalati:

Maria Letizia Avato, “L’eclissi”

Susanna Barsotti, “La scuola dentro”

Anna Bertini, “31 dicembre 2049 folle centro di un’epoca”

Antonella Brighi, “All’infinito”

Bernardo De Muro, “Il custode della follia”

Giulia Sara Corsino, “Duellum”

Michela De Mattio, “Aculei”

Giovanna Caporali, “Pozzi aperti nella campagna”

Eva Luna Mascolino, “John Barleycorn must die”

Anna Moro, “Oltre… lo sguardo”

Marco Righetti, “Il viaggio”

Maria Pia Quintavalla, “Augusta, Il naufragio”

Sarah Rezakhan, “L’angolo buio”

Teodora Stanciu, “Frammenti di vita”

Alfredo Tamisari, “Bambanamenti dell’insonnia”

Vincenzo Trapella, “Un patto spudorato”

Chiara Taormina, “Ofelia e Morfeo”

Giuseppe Vetromile, “Non di questa terra”

Altre letture e confronti hanno evidenziato i racconti dei seguenti autori Finalisti:

Maria Letizia Avato, “L’eclissi”

Susanna Barsotti, “La scuola dentro”

Antonella Brighi, “All’infinito”

Giulia Sara Corsino, “Duellum”

Michela De Mattio, “Aculei”

Giovanna Caporali, “Pozzi aperti nella campagna”

Eva Luna Mascolino, “John Barleycorn must die”

Marco Righetti, “Il viaggio”

Maria Pia Quintavalla, “Augusta, Il naufragio”

Chiara Taormina, “Ofelia e Morfeo”

Dal ulteriori letture dei lavori finalisti, è emersa la seguente classifica:

AUTORI VINCITORI :

Primo classificato: Maria Pia Quintavalla, “Augusta, Il naufragio”

Secondo classificato: Michela De Mattio, “Aculei”

Terzo Classificato: Maria Letizia Avato, “L’eclissi”

AUTORI FINALISTI a pari merito:

Susanna Barsotti, “La scuola dentro”

Antonella Brighi, “All’infinito”

Giulia Sara Corsino, “Duellum”

Giovanna Caporali, “Pozzi aperti nella campagna”

Eva Luna Mascolino, “John Barleycorn must die”

Marco Righetti, “Il viaggio”

Chiara Taormina, “Ofelia e Morfeo”

* * * * * * *

I racconti degli autori finalisti, sia della Sezione Poesia che della Sezione Narrativa, verranno pubblicati in un volume edito da Divinafollia.

I vincitori delle due sezioni avranno inoltre la possibilità di pubblicare nel volume una selezione della loro liriche e dei loro racconti.

Divinafollia Edizioni si riserva inoltre di contattare altri autori, anche tra i segnalati, per proporre loro di inviare in lettura loro testi per un eventuale accordo editoriale.

Il presente comunicato sarà pubblicato anche sul sito Dedalus, sul sito di Edizioni Divinafollia e su altri altri siti, blog e portali letterari.

* * * * * * *

Il Concorso, come specificato a suo tempo nel bando, non prevede una cerimonia di premiazione tradizionale.

Avrà luogo però, in autunno, nella data e nella sede che saranno comunicati via mail a tutti i partecipanti (presumibilmente a Pisa), un incontro informale tra alcuni componenti delle due Giurie e i concorrenti premiati, i finalisti e i segnalati per l’originalità delle loro opere.

Sono invitati fin d’ora a partecipare all’incontro i concorrenti al Concorso, anche non premiati, che volessero e potessero essere presenti.

In quell’occasione le autrici e gli autori potranno consegnare in lettura alle Giurie altri loro testi, manoscritti o editi.

Ad alcuni autori inoltre potrà essere proposta la presentazione dei loro lavori, editi o inediti, in Caffè letterari (tra cui il Caffè dell’Ussero di Pisa) o in biblioteche.

Pisa, 9 luglio 2018 Ivano Mugnaini (curatore del Concorso)

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ELOGIO ALLA FOLLIA – scadenza prorogata al 30 aprile

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ELOGIO ALLA FOLLIA

per poesie e racconti a tema libero

CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE

Prima edizione

scadenza prorogata al 30 aprile 2018

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Il presente concorso si ispira al nome dell’Editrice Divinafollia, che pubblicherà in volume gli elaborati vincitori.

Se avete nel famoso cassetto (o anche altrove) uno scritto che avete sempre tenuto in disparte, quasi fosse radioattivo, tagliente o ustionante, se non avete mai osato farlo leggere a qualcuno, è il momento di recuperarlo, metterlo dentro un bel file ed inviarlo qui, a questo concorso.

Se non lo avete, prendete un foglio e una penna, oppure un computer e una tastiera, e date libero sfogo a ciò che più vi scalda, di amore o di rabbia, di sesso o di cervello, nella carne e nella mente, nella realtà e nell’immaginazione.

Cerchiamo testi da selezionare e li vogliamo sopra le righe, o attraverso le righe, asimmetrici, sghembi, di sbieco, insomma testi liberi per spunto, tema e forma espressiva. Ispirati da una sana, umanissima follia creativa.

Testi in versi o in prosa in cui la vostra vena ispiratrice è stata debordante, guidata da un’emozione febbrile, sincera e intensa, quella che non di rado consente di vedere oltre: gli stati d’animo, le pulsioni, i desideri, la gioia, la rabbia e mille altre sensazioni vibranti e prive di filtri protettivi.

La tematica è del tutto libera (il titolo del concorso non è vincolante e non indica un tema a a cui attenersi). Verranno accolti scritti di qualsiasi tenore espressivo. Verranno esclusi solamente gli elaborati con contenuti offensivi della dignità delle persone, denigratori o con discriminazioni razziali e sessuali.

Per il resto, il campo è libero; e la fantasia creativa sarà un ingrediente molto ricercato e apprezzato in fase di lettura e selezione.

NORME DI PARTECIPAZIONE

Il Concorso prevede la selezione di scritti poetici e narrativi.

Saranno accettati sia testi inediti che testi pubblicati on line o in antologie. Sono accettati inoltre poesie e brani di narrativa estratti da libri autopubblicati (self publishing).

Saranno invece esclusi testi precedentemente pubblicati in volume cartaceo dotato di codice ISBN.

In ogni caso è richiesto che, all’atto dell’invio, gli autori siano in possesso dei diritti relativi agli elaborati da loro inviati. L’invio corrisponde ad un dichiarazione in tal senso.

LETTURA E SELEZIONE

Mano a mano che perverranno, alcuni dei testi migliori potranno essere inseriti, indipendentemente da quella che sarà la classifica finale del Concorso, nella rivista telematica DEDALUS: corsi, testi e contesti di volo letterario, http://www.ivanomugnainidedalus.wordpress.com . L’inserimento dovrà essere concordato tra la redazione e del sito e l’autrice o l’autore dell’elaborato selezionato. Verrà richiesta agli autori una dichiarazione in cui specificano che i testi sono inediti, di loro proprietà e liberi da vincoli editoriali.

Nel sito DEDALUS sono presenti, preceduti da un commento introduttivo, liriche, prose e interventi critici di alcune delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo e di alcuni autori giovani o emergenti dotati di personalità e talento.

Il Concorso si articola in due Sezioni: POESIA e NARRATIVA.

Si partecipa alla Sezione Poesia con liriche oppure con brevi prose poetiche.

Si può inviare da una ad un massimo di tre poesie. La lunghezza massima è di 50 versi ciascuna. Si potranno inviare, in alternativa, da una a tre prose liriche. Ciascuna di esse dovrà essere contenuta in una sola cartella standard.

La Sezione Narrativa è riservata a scritti in prosa di qualunque tipo e genere (racconti, lettere, considerazioni, divagazioni, brani di diario e qualsiasi altro testo creativo scritto nella forma narrativa).

Per la sezione Narrativa potranno essere inviati da uno a tre elaborati. Ciascuno dovrà avere una lunghezza massima di dieci cartelle (pagine) standard ( usando preferibilmente i font Arial o Times New Roman).

È ammessa in casi specifici la partecipazione con elaborati di lunghezza maggiore alle dieci cartelle, purché il superamento sia contenuto in termini ragionevoli. Il Premio è Elogio alla Follia ma non siamo pronti a ricevere romanzi fiume stile Guerra e pace. Siamo invece disposti ad accettare racconti o brani di romanzo che per poter essere presentati in modo organico necessitano alcune cartelle in più del limite indicato.

* * * * *

Per entrambe le Sezioni del Premio è consentita agli autori la partecipazione con uno pseudonimo o con un nome d’arte.

In tal caso i concorrenti dovranno indicare se in caso di segnalazione o di vittoria vogliono essere indicati nel comunicato stampa con lo pseudonimo con cui hanno partecipato o con il loro nome anagrafico.

* * * * *

È consentita la partecipazione ad autori ed autrici di qualsiasi nazionalità.

È consentita la partecipazione con testi in lingua straniera o con testi in una delle lingue o dei dialetti regionali italiani.

In entrambi i casi sarà necessario affiancare al testo un’accurata traduzione in lingua italiana.

* * * * *

Gli scritti inviati saranno valutati da due Giurie specifiche, una per la Sezione Poesia e una per la Sezione Narrativa.

I componenti delle Giurie sono i seguenti.

Per la Sezione Poesia:

Maria Attanasio (poeta e narratora); Flaminia Cruciani (poeta e archeologa); Silvia Denti (scrittrice, critico letterario ed editrice); Anna Maria Ferramosca (poeta, biologa e critico letterario); Luigi Fontanella (scrittore, poeta, docente universitario, direttore della rivista Gradiva); Ivano Mugnaini (scrittore, poeta e critico letterario); Carlo Pasi (docente universitario e saggista); Valeria Serofilli (insegnante, poeta e presidente di AstrolabioCultura); Antonio Spagnuolo (poeta e critico letterario).

Per la Sezione Narrativa:

Daniela Carmosino (critico letterario e saggista); Marco Ciaurro (filosofo e scrittore); Caterina Davinio (scrittrice, poeta e saggista); Silvia Denti (scrittrice, critico letterario ed editrice); Gianluca Garrapa (scrittore, operatore psicoanalitico e poeta); Francesca Mazzucato (scrittrice e traduttrice); Ivano Mugnaini (scrittore, poeta e critico letterario); Caterina Verbaro (docente universitaria e saggista).

Le Giurie valuteranno tutti gli scritti pervenuti, ciascuna per la Sezione di pertinenza, e proporranno infine a Edizioni Divinafollia una rosa di Finalisti.

I lavori Vincitori (tre per ciascuna Sezione) saranno pubblicati gratuitamente da Divinafollia, con regolare contratto editoriale, in un volume che verrà adeguatamente pubblicizzato e distribuito nelle librerie e tramite i canali telematici.

Il volume sarà presentato con ampio risalto anche alla Fiere del Libro a cui l’Editrice partecipa, tra cui quella di Torino. Gli autori selezionati saranno invitati a presenziare alle presentazioni e incoraggiati ad organizzarne altre, nelle sedi a loro vicine, con il sostegno dell’Editrice. Il libro sarà inoltre pubblicizzato con la mailing-list dell’Editrice e tramite tutti i canali di informazione ritenuti utili ed efficaci.

Sia gli autori finalisti che altri autori i cui lavori saranno ritenuti dalla Giuria particolarmente interessanti e originali riceveranno dall’Editrice una proposta di pubblicazione a condizioni favorevoli.

MODALITÀ DI INVIO

Gli autori interessati devono inviare i loro testi entro il 30 aprile 2018 .

Ciascun elaborato o insieme di elaborati (con le caratteristiche sopra indicate a seconda della Sezione di appartenenza) dovrà essere inviato tramite un unico file in formato Word .doc oppure PDF, allegato ad un messaggio di posta elettronica indirizzato al seguente indirizzo: ivanomugnaini@gmail.com , indicando come oggetto del messaggio: “Concorso Elogio alla Follia 2018”.

Il file con cui vengono inviati gli elaborati deve essere nominato con la Sezione prescelta e con il titolo dell’elaborato o di uno degli elaborati inviati (esempio : Sezione-Poesia-Fantasie-.doc oppure .pdf).

I dati personali dell’autore (nome, recapito postale, telefono, cellulare e indirizzo di posta elettronica) dovranno essere riportati esclusivamente nel corpo del messaggio, non nel file degli elaborati che dovranno essere assolutamente anonimi e privi di qualsiasi segno atto a identificare l’autore.

Nel corpo del messaggio dovrà anche essere trascritta la seguente dichiarazione: “I testi sono di mia esclusiva creazione e proprietà. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del decreto numero 196/2003 nell’ambito del Concorso ELOGIO ALLA FOLLIA – Descritture, divagazioni ossimoriche e variazioni sul tema della follia”.

È previsto un contributo spese di 15 € per la partecipazione a una delle due Sezioni previste (Poesia e Narrativa).

Nel caso in cui il concorrente desiderasse partecipare ad entrambe le Sezioni la quota è di €20.

La quota può essere pagata tramite ricarica della Carta Postepay numero 5333 171039936733 intestata a Ivano Mugnaini (codice fiscale MGNVNI64H12L833T), oppure tramite bonifico bancario: IBAN : IT58T0103024800000063126022 intestato a Ivano Mugnaini. Indicare in entrambi i casi come causale del versamento: “Iscrizione Concorso Elogio alla Follia 2018”.

È richiesto l’invio di una copia scannerizzata o di una fotografia della ricevuta del versamento nella mail con cui vengono inviati i testi.

La partecipazione al Concorso implica l’accettazione del presente regolamento in tutti i suoi punti.

Il corretto ricevimento del messaggio e del file con i testi e la ricevuta di versamento, e la conseguente iscrizione al Concorso, saranno comunicati via e-mail a tutti i concorrenti.

Per agevolare il compito delle Giurie si consiglia di non attendere la data prossima alla scadenza del Concorso, ma di inviare gli elaborati appena si ritiene di averli conclusi e adeguatamente riletti.

Il nome dei Vincitori sarà comunicato sul sito Dedalus, su diversi altri siti, blog e portali letterari e sul sito di Edizioni Divinafollia.

Non è prevista una cerimonia di premiazione tradizionale, con consegna di targhe e diplomi. I nomi dei vincitori e dei finalisti e le loro opere saranno ampiamente pubblicizzati, in rete e tramite gli organi di informazione che diffonderanno la notizia. Potrà essere previsto, inoltre, in una data e una sede che saranno comunicati al termine del Concorso, un incontro informale tra alcuni componenti delle due Giurie e i concorrenti premiati, finalisti e segnalati per l’originalità delle loro opere. In quell’occasione gli autori presenti potranno dare in lettura alle Giurie anche altri loro testi, manoscritti o editi. Ad alcuni autori potrà essere proposta la presentazione dei loro lavori, editi o inediti, in Caffè letterari (tra cui il Caffè dell’Ussero di Pisa) o in biblioteche.

Per maggiori informazioni, o per qualsiasi altra richiesta riguardante il Concorso, scrivete all’indirizzo e-mail: ivanomugnaini@gmail.com

Risultati immagini per scrittura computer

ESSERE GLI ALTRI – la parola, il gesto, lo sguardo

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Alessandra Corbetta, Essere gli altri, LietoColle edizioni, Faloppio, 2017

Potessi io/ essere il prato,/ non il tremore/ di questo filo derba. È questa l’epigrafe che si incontra nel libro di Alessandra Corbetta. È giusto, e direi necessario, accogliere questa voce e questo sguardo, questo approccio che è anche un biglietto da visita, un modo per dire sono questo, sento questo adesso, e forse sempre e da sempre. Le parole scelte da Alessandra e poste all’ingresso del suo mondo sono di Umberto Fiori e sono tratte dal libro Voi. La prima riflessione, anzi la prima sensazione che nasce, è quasi una rilevazione, una tracciatura, un fare il punto delle coordinate visive e mentali: gli occhi sono rivolti verso gli altri, verso realtà esterne. Una rarità, nel panorama della scrittura e anche della vita. Ma non è così semplice, e la bellezza della generosa semplicità si arricchisce di risvolti che diventano di per sé densi di filosofia e psicologia. Si pensa agli altri e si parla degli altri, anche in questo libro, partendo dall’io e a esso ritornando, in un’ineluttabile ring composition. Si parte da quel potessi io che infrange il silenzio e risuona netto, possente, sussurrato e roboante. Per poter essere gli altri bisogna in primo luogo essere se stessi, sapere incontrarsi e confrontarsi con le proprie radici, le corse e gli inciampi, le verità dette e quelle taciute, il volo e la paura. Alessandra Corbetta compie il tragitto con intensa leggerezza. Osa essere lineare e sincera. Mette davanti ai suoi e ai nostri occhi il coraggio di stupirsi ancora, con uno sguardo maturo e bambino, il gioco e la ferita, la caduta e la tenacia del rialzarsi e del ricominciare. In tal modo, scevra da orpelli e schermi, può guardare ed essere vista senza che nessuno sia costretto a indossare una maschera ulteriore sulla maschera naturale di ciascuna persona (con l’etimologia ineluttabile di quest’ultima parola, maschera e poi individuo, che viene in qualche modo resa vivibile, se non sconfitta).

L’epigrafe di cui si è detto è preceduta solo dalla dedica A mia mamma, la prima forma di poesia che ho incontrato. Si ricollega al coraggio di dire le proprie emozioni, di renderle parole senza armatura, senza imbottitura protettiva di retorica. Alessandra mostra ciò che sente agli altri, come omaggio estremo, come invito impegnativo ad essere una cosa sola, a dare e a ricevere quell’emozione primigenia a cui l’evoluzione sociale, sofisticata e snaturante, ci ha disabituati. Ci viene chiesto di giocare a carte scoperte, come i bambini, come i matti, come chi non ha paura di dire sono un uomo, sono una donna, ho un cuore. In questo gioco in apparenza semplice è racchiusa la più grande delle sfide, non solo letteraria, non solo del linguaggio. Qui è situata la frontiera che non si sa oltrepassare se non si cammina con passo leggero e consistente, sapendo che ogni vocabolo davvero sincero lascia una traccia e scava dentro.

Una volta chiariti con uno sguardo e un sorriso i termini del contatto e del contratto con chiunque voglia ascoltare e ascoltarsi, l’autrice può raccontarsi, descriversi in versi: “L’acqua sporca mi ha sommersa di piacere, che disgrazia vedere la bellezza./ Ma una goccia del ricordo di rugiada/ diventa pioggia di purezza/ nello specchio pulito dei tuoi occhi,/ in cui piange la mia felicità”. La prima poesia che incontriamo si intitola “Acqua sporca”. Il primo elemento di identificazione è l’acqua. Il “pensarsi liquidi”, la dimensione baumaniana, emerge di primo acchito, ci sfiora e ci avvolge. La modernità vissuta e subita, la propria essenza, la solidità, la consistenza o la ricerca di essa, sono fatte, in prima istanza, di acqua. Ed è acqua sporca. Ma tale condizione non è esclusivamente negativa. Essere impuri vuol dire non essere asettici. Significa contaminazione, esposizione al contatto con ciò che rende imperfetti ma vivi, in grado di generare altra vita, altre forma di esistenza che perpetuano il mistero crudele e sublime dell’esistere. L’amore, innanzitutto. Il piacere, il dolore, il ricordo e lo specchio di quegli occhi in cui vediamo allo stesso tempo l’oggetto dell’amore e il proprio soggetto, la fonte e l’origine. Le parole sono semplici: goccia, pioggia, occhi, felicità. Per istinto e per deliberata opzione Alessandra Corbetta sceglie di cercare il senso del tempo nelle cose, negli oggetti, in ciò che può essere guardato e sentito addosso, come una seconda pelle.

Questo libro è anche un diario, oltre che giornale di bordo e di viaggio della propria progressiva Bildung. Ci sono le annotazioni di incontri e di abbandoni, di volti incrociati un secondo oppure inseguiti per anni. E con i volti ci sono le parole, compagne di viaggio con cui ci si confronta, ci si rivela, tra riso e pianto, scoprendoci e scoprendole ogni volta diverse, nuove. “Le parole fatte/ di materiale vivente/ attraversano larte/ della mia umana pelle./ E sono felice.” Essere felice. Pochi poeti lo avrebbero detto in modo così nitido e lineare. Essere felici in poesia è quasi una colpa, una tendenza poco chic e poco politically correct. La poetessa Corbetta lo mette nero su bianco: sono felice. Ma attenzione, questo è tutt’altro che un libro ingenuo. Ogni istante di felicità passa per infinite ricerche, e ciò che attraversa l’arte spesso, anche qui, attraversa anche la pelle e la carne. Sono lame di rimpianti, di illusioni a lungo corteggiate e poi svanite, di amori rincorsi e diventati versi scritti sulle pagine di un quaderno di scuola fino a quando la scuola finisce ed inizia l’ora interminabile della matematica della vita.

Matematica e filosofia, arte e poesia: il dissidio mai risolto tra ciò che sogniamo e ciò su cui siamo chiamati a riflettere. Emblematica la poesia di pagina 21 e 22 in cui un incontro in treno descritto tramite una cronaca ironica e suadente, precisa e surreale, mette in risalto sia la capacità dell’autrice di registrare emozioni dense di risvolti simbolici sia alcuni degli ossimori esistenziali alla base del vivere, dello scrivere e del ragionare sulle emozioni: “Wittgenstein e Carnevali/ Lo conosce Carnevali?/ Dimenticato, ingiustamente… lo legga/. Mi parla, io la ringrazio/ Ma di cosa, si figuri!/ Legga, legga Carnevali./ Milano Centrale arriva,/ il cartello, la stazione, la fermata:/ la real che irrompe impropria nella vita./ Arrivederci! le dico, scenderà a Torino, ho sentito./ L’avvocato di Gozzano, chissà ma i suoi occhiali blu cobalto…”.

E qui viene fuori un volto nuovo, o meglio il completamento di quello sguardo e di quella dolcezza che su un treno ringrazia con umiltà uno sconosciuto che le detta la sua verità, che le impone un menu del pensare e del leggere, una ricetta. Il mistero è in quegli occhiali color cobalto, e in tutto il buono e il gelido che potenzialmente contengono. Sono gli occhi degli altri. Quelli che si vuole e che spesso si deve essere. Di sicuro vuole esserlo Alessandra, sente di desiderarlo, lo ha desiderato e se lo è prefissato come obiettivo. Allora è fatale, ineluttabile, accettare di guardare quel blu e accogliere dentro di sé la realtà che irrompe impropria nella vita. Sapendo che porterà dolore ma anche senso, un bagaglio pesante ma al cui interno c’è la ricchezza del tempo. Il trucco, se non la soluzione, è sapere riflettere sul tempo senza pretendere di essere e di avere logica: Piango senza senso,/ allasciutto dei tuoi occhi/ sapendo che del ritmo vitale/ nessuno è empio./ La discronia atroce/ delle esistenze fuoritempo.”

Torniamo, allora, al punto di partenza, alle considerazioni iniziali. A quel filo d’erba in un prato immenso percorso magari da un vento di cui non si conosce l’origine e la destinazione, l’inizio e la fine. Essere gli altri vuol dire confrontare la propria individualità con la minaccia della pluralità, con migliaia di contatti, gomito a gomito, pelle a pelle, senza alcuna certezza sulle traiettorie e le angolazioni, senza tornelli e metal detector, senza avere la possibilità di dare una sbirciata preventiva a passaporti e carte di identità. Eppure, afferma Alessandra: “C’è una fortuna nella moltitudine:/ tu non la vedi o non credi;/ ma cè una forza negli sprazzi/quando dellintero solo il ricordo è ammesso./ Forse per questo/ io amo stare dentro i frammenti: perdonami/ per questo tutto/ che non posso volere/ interamente”.

La ricchezza, in poesia, è fatta di contrasti, del sapere accogliere in sé un moto dell’animo e il suo contrario, la luce e il buio, la certezza, il dubbio, il frammento e la totalità. Ed è ancora una volta un atto di coraggio solo in apparenza semplice quel chiedere perdono per ciò che si è e per ciò che non si riesce a volere o a non volere. Per quell’umile e immensa ambizione che è insita nella generosità dell’amare. Ammettere di amare i frammenti, di essere un frammento, è il solo modo di urlare in un sussurro l’amore per il tutto, quella tensione verso un altro e un altrove che sono racchiusi in ogni stilla e in ogni granello, in ognuno di quei passi e di quelle parole, che, con enorme sacrificio, si fanno in direzione contraria alla nostra. L’inferno sono gli altri. La frase è notissima e risuona ancora. Alessandra Corbetta la conosce, anzi l’ha vissuta. Forse per questo vuole farsi frammento. Perché giungere alla frammentazione vuol dire poter ripartire, ristrutturare, in una totalità progressiva e mutevole che possiede la condanna ma anche il dono immenso dell’individualità. Essere gli altri vuol dire avere il coraggio di amare. Forse è questo il senso e la meta. Perché amare vuol dire ad ogni istante distruggere e ricostruire, annientarsi e rinascere. “Resta pure muto:/ il biglietto trovato nel libro scrive una storia/ che non avrà lettori./ Mantieni il tuo silenzio:/ l’esistenza esiste per ogni cosa che non è e non siamo./ Tu non dirlo: io ti amo.”

Questo libro non è naïf. È frutto di anni di esercizio di assimilazione e registrazione della sfera emotiva, di annotazione di stati d’animo, in un crescendo, un perfezionamento progressivo della qualità dell’ascolto e della visione. Ed è un work in progress, un passo ulteriore di un cammino che conduce e condurrà ad un linguaggio più asciutto. Ma, ed è questo l’auspicio, senza perdere quella coraggiosa naturalezza, quel senso di meraviglia che non teme di mostrarsi, che non smette di dire e di dirci di osare, di provare a sentire ciò che ancora, e a dispetto di tutto, al di là di ogni orrore e timore, di ogni paura e distanza, ci rende autenticamente umani.

Ivano Mugnaini

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Alessandra Corbetta nasce a Erba il 4 dicembre 1988.

Consegue la maturità classica al liceo Alessandro Volta di Como nel luglio 2007 e nel settembre 2010 la laurea triennale in Economia e Amministrazione d’impresa presso l’Università degli Studi dell’Insubria, sede di Como, con la tesi “LA CANCELLAZIONE DELLE SOCIETÀ DI CAPITALI DAL REGISTRO DELLE IMPRESE”, curata dalla professoressa Ilaria Capelli.

Nel settembre 2012 arriva la laurea magistrale in Comunicazione per l’impresa, i Media e le Organizzazioni complesse, con curriculum in Organizzazione di eventi, dopo la discussione della tesi “FACEBOOK E LA FOTOGRAFIA: SCATTI DI IDENTITÀ SU NUOVE RELAZIONI FRAGILI” seguita dalla professoressa Chiara Giaccardi, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano.

Nel periodo post lauream Alessandra si dedica a una serie di corsi formativi con i quali intende migliorare la sua preparazione: accanto a quelli di lingua inglese, frequenta un corso in ICT4DEVIS (Information and communication technology for devis) presso l’Università degli studi dell’Insubria, sede Di Como, un corso di alta formazione in scrittura creativa all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano e infine, un corso singolo di Sociologia presso l’Università degli Studi dell’Insubria, sede di Varese, dove avviene l’incontro con il professor Lelio Demichelis.

Nel settembre 2014 ha frequentato la Summer School in Web Communication per la cultura, presso l’Univesità Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano .

Alessandra partecipa costantemente a concorsi letterari, soprattutto di stampo poetico, dove viene spesso segnalata e grazie ai quali ha potuto pubblicare diverse sue poesie (tra gli altri, Concorso Letterario Europeo Wilde; Premio Internazionale Alda Merini; Concorso Letterario Nazionale Labirinti di Parole; Premio Internazionale di Poesia e Narrativa Europa in Versi; Premio Clemente Rebora; Premio Il Sublime; Premio Ossi di Seppia).

Da novembre 2015 è socia sostenitrice della Casa della Poesia di Como, con la quale collabora per l’organizzazione di eventi artistico-culturali tra cui Il Festival Internazionale Europa in Versi; Alessandra coordina i Social Media dell’Associazione e per la stessa ha creato il sito internet www.lacasadellapoesiadicomo.com che gestisce.

Ha collaborato con la rivista culturale online Alfabeta2.

Dall’ottobre 2014 è writing consultant presso l’azienda TTY CREO dove si occupa della realizzazione di manuali tecnici, divulgativi e di brochure relativi a servizi e software dell’azienda; cura e gestisce la comunicazione istituzionale e pubblicitaria su riviste di settore e tiene di corsi di formazione sulla comunicazione aziendale e telefonica.

Ha frequentato con successo il corso di formazione online in Scrittura Pubblicitaria, diretto dalla scuola di Editoria Digitale Flower-ed a ottobre 2015.

Da gennaio 2016 è iscritta al Diploma di Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa, presso l’Istituto di Scienze dell’uomo di Rimini.

A settembre 2016, dopo aver vinto la prima edizione del Premio Letterario Parole Magiche -sezione Poesia-, ha pubblicato con la casa editrice Flower-ed​, la sua monografia poetica “L’amore non ha via”.

A novembre 2016 è uscito il suo primo romanzo, Oltre Enrico (Cronistoria di un Amore sul finale) per Silele Edizioni.

Da febbraio 2017 è Dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione e dei Media, dopo la discussione della tesi dal titolo “TRA RAPPRESENTAZIONE VISUALE DEL CORPO E NARRAZIONE DEL Sé: PRATICHE DI SELF-PRESENTATION E IMMAGINI DEGLI UTENTI DI FACEBOOK”, seguita dal Professor Giovanni Boccia Artieri presso l’università Carlo Bo di Urbino.

A marzo 2017 ha concluso il corso di formazione online in Scrittura Creativa, diretto dalla scuola di Editoria Digitale Flower-ed.

A settembre 2017, invece, ha ottenuto il diploma per il Master in Social Media Communication della Sole 24 Ore Business School, Milano.

 Per Lieto Colle è appena uscita la sua nuova antologia poetica Essere gli altri.

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Profumo di elicriso – stralci della prefazione

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Pubblico qui alcuni stralci della mia nota ad un libro di recente uscita.

Il romanzo contiene una passione forte ma lucida, adeguata alla descrizione dei tempi e della società descritti, la Sardegna di alcuni decenni fa. Come l’autrice stessa ha dichiarato, Profumo di elicriso è stato scritto per conservare la memoria di un episodio realmente accaduto a un suo bisnonno, ultima vittima di una lunga faida, ucciso per la sua sete di giustizia e di legalità quasi mai presenti in quello scorcio di secolo in Sardegna.

La narrazione nasce dunque da una motivazione personale fortissima. Ma riesce ad andare oltre, assumendo, senza forzature, senza vane pretese didattiche e senza tirate morali, un valore più ampio, universale, evidenziando tramite gesti e sentimenti autentici, l’eterno contrasto tra la bassezza e la volontà di elevarsi, tra la violenza e l’aspirazione ad un’esistenza più umana e armonica.

Profumo di elicriso regala, anzi restituisce il gusto di una scrittura sobria ma non sterile e vuota, priva di acrobazie sintattiche e lessicali, numeri da circo ed effetti sbalorditivi, ma mai aliena all’emozione del racconto, la volontà e la necessità dell’affabulazione, qui ulteriormente accentuata dalla profonda motivazione personale, il desiderio di tener vivo il ricordo di un parente che è diventato simbolo della sete di pace e di giustizia di una famiglia. 

Il tono è sobrio, controllato, come se un narratore onnisciente osservasse con disincanto i propri simili, in una sorta di coro, una coscienza collettiva tipica dei piccoli centri a qualunque latitudine. Ma a tratti lo sguardo si apre in un guizzo o in un sorriso, breve, fulmineo, ma in grado di illustrare con efficacia la crudeltà e la solidarietà, la disperazione e la tenacia, la miseria contrapposta alla grandezza dell’animo.

 Alla pubblicazione del libro ho contributo in parte anch’io tramite la lettura, l’editing e la prefazione.

Chi volesse inviarmi in lettura manoscritti inediti di narrativa e poesia, o libri già editi, mi scriva a ivanomugnaini@gmail.com

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La poetessa dei “liberi ribelli” – Intervista a Dalila Hiaoui

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 Le risposte di Dalila Hiaoui alle mie domande sono piene di frasi che si aprono su altre frasi, altri tempi e modi, spiragli ampi e generosi, parentesi che chiudono epoche e aprono mondi nuovi, possibili. Sono dense di punti esclamativi simili a sorrisi, sguardi, gesti che richiamano l’attenzione oltre il limite della parola scritta, verso quella zona compresa tra realtà e immaginazione, fantasia e gesto  concreto.
L’intervista è piena di fascinosa, coinvolgente poesia. Alla fine risulta quasi percepibile, mangiabile, condivisibile con  gli occhi e con le mani, da un unico piatto con bordi colorati posto al centro di una tenda grande quanto il mondo. IM

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Rubrica A TU PER TU

La poetessa dei “liberi ribelli” – Intervista a  Dalila Hiaoui 

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1 -  Buongiorno Dalila e benvenuta.

Sei nata in Marocco e sei di origine berbera.

Quali influenze hanno avuto e hanno le tue radici sul tuo modo di essere e di esprimerti, nella vita e nell’arte? Qual è il rapporto dei berberi con la poesia, con il racconto, con quella che potremmo definire “l’affabulazione”? Quali legami ci sono tra la cultura scritta e la tradizione orale, tra la modernità e il passato?

Salve Ivano, sono molto lieta e anche grata di essere la tua ospite. Sono marocchina berbera, o, se vuoi, Amazigh, che vuol dire: i liberi ribelli. Sono nata a Marrakech che nella lingua amazigh antica vuol dire la sede, o anche la casa, di Dio. Ho vissuto nel nord del Marocco, esattamente nella città di Tetouan dove è diffusa la cultura andalusa, e nel profondo deserto del Marocco, a Dakhla, verso i confini con la Mauritania, un’area in cui è predominante la cultura Hassania. Queste sono le mie radici, ciò da cui ho avuto origine e che porto con me, anche oggi, anche nel cuore dell’Europa.

Roma è stata ed è un elemento determinante per costruire me stessa, ciò che sono, il mio modo di imparare, di pensare, di valutare, di comportarmi, essendo, allo stesso tempo, passato, presente e futuro.

Per quello che riguarda l’ultima parte della tua domanda sui legami che ci sono tra la cultura scritta e la tradizione orale, posso dire che l’arte con tutte le sue sfumature è la vera memoria dei popoli che non verrà mai cancellata: la cultura orale è la matrice di quella scritta, sia nei racconti sia nel canto. Nell’eterna Roma sto seguendo i passi del mio nonno amazigh Afulay che da voi è conosciuto con il nome Lucius Apuleius (127-170). Apuleio è considerato il primo romanziere dell’umanità e io sono felice e onorata di avere un simile precursore. Nei nostri percorsi di viaggiatori del mondo e della parola c’è una piccola differenza, tuttavia: Afulay detto Apuleius ha scritto il suo romanzo L’asino d’oro dopo il suo arrivo a Roma, mentre io sono arrivata avendo già nel bagaglio un romanzo di un certo successo nel mondo arabo e francofono e qualche poesia sulla tema della pace tra i popoli e le religioni. Nonostante i vari articoli che avevo già scritto e tutto quello che già avevo fatto nell’ambito della scrittura, anche narrativa, nel mio passaporto marocchino dell’epoca, era scritto poetessa sotto il mio nome. Quindi il mio paese di origine mi definiva già “poetessa”, una definizione impegnativa che però mi identifica, quasi un secondo nome, una strada, una meta, un modo di essere.

2 – Risiedi da tempo in Italia, a Roma. Al di là degli stereotipi e con serena e informale schiettezza, quali sono stati gli ostacoli che hai incontrato al tuo arrivo in Italia e quali sono gli aspetti che, ancora oggi, trovi difficilmente comprensibili, o almeno auspicabilmente modificabili dell’Italia?
Sul fronte opposto, cosa ti ha fatto amare l’Italia e di cosa sei grata al nostro paese?

Il vostro paese è anche il mio! È il luogo dove ho provato a volare con le mie ali, senza essere la moglie di tizio o la sorella di caio! Se Marrakech è mia madre, Roma è la mia madrina: mi ha abbracciata nel momento del bisogno di affetto, ha curato le mie ferite e mi ha fatto crescere. A Roma mi sento a casa, forse con un tocco di più di ordine e disciplina rispetto alla mia terra. Ma il tempo meteorologico non è tanto diverso dal mio paese di origine, così come la stessa è la cultura mediterranea e quasi gli stessi sono gli ingredienti della cucina e per questo non sono rimasta stupita vedendo lo stesso sorriso sulle labbra della gente, ascoltando la battuta pronta, o la domanda “Come va?” subito dopo il buongiorno del mattino. Nella mia adorata Roma ho scoperto il lato gentile e amichevole della gente già dal primo giorno, visto che non trovavo la strada per raggiungere il palazzo in cui si svolgeva il mio nuovo lavoro: alcuni hanno provato a indicarmi la strada usando il francese, lo spagnolo o l’inglese perché il mio italiano era limitatissimo. Alcuni hanno provato con i gesti e altri addirittura hanno lasciato i loro commerci e le loro occupazioni e mi hanno accompagnato per qualche tratto di strada per farmi arrivare a destinazione! In quel mio primo giorno romano, io che pensavo di essere venuta a Roma solo per qualche giorno o qualche settimana ho capito di aver raggiunto la mia meta finale e di essere nel posto giusto! E così l’Italia mi ha regalato amici e amiche più presenti nella mia vita e più vicini delle persone della mia stessa famiglia. Ti faccio anche una confessione: tornando a Roma dal funerale di mia nonna materna, sono andata dall’aeroporto direttamente all’agenzia immobiliare per cambiare la casa che avevo preso in affitto e prenderne una con un giardino! Anche un piccolo buco mi andava bene, mi bastava avere lo spazio sufficiente per mettere nel terreno quelle radici che avevo perso con la morte di mia madre e poi di sua madre cioè la mia adorata nonna. Così ho piantato dei piccoli alberi come quelli che abbiamo a Marrakech: arance, mandarini, fichi, albicocche, limoni, olivi, ciliegie, e una mimosa, in omaggio a tutte le donne!

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3 – Sei un osservatore interessante della realtà proprio per questo tuo percorso biografico, oltre che artistico, che ti ha consentito di vivere ruoli molto diversi, a volte in apparente contrasto. Conosci il mondo arabo e quello occidentale, la solitudine dello scrittore e i luoghi affollati, i salotti e i palazzi, le agenzie governative, le università e gli studi televisivi. Conosci persone di ogni classe e condizione sociale e umana.
Come vivi questa tua costante immersione in ambienti e contesti diversi? E come influenza il tuo modo di vivere, di scrivere e di percepire?
 
È il mio capitale! La mia ricchezza morale, mentale e spirituale. Ogni persona che ho incrociato nel percorso della mia vita ha avuto in qualche modo il ruolo del maestro per bene o il maestro chi ti fa estrarre le unghie e ti ispira la forza per evitare il pessimismo di certi momenti. Lo stesso discorso vale per ogni luogo in cui ho vissuto: per me è stata una vera scuola se non un’università! Di quei volti e quei luoghi è fatto l’inchiostro con cui scrivo, la mia poesia e la mia prosa!

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4 – Faccio anche a te una domanda a cui tengo molto e che ho già rivolto ad altri autori intervistati in precedenza: pensi che la letteratura, la poesia, la narrativa, la scrittura in senso ampio, possano essere solamente una specie di rifugio nella tempesta, o possano in qualche modo agire in modo effettivo, avere un ruolo per modificare il mondo, il modo di rapportarci gli uni con gli altri, di agire oltre che di pensare?
 
L’espressione “letteratura” in lingua araba vuol dire la massima educazione, la vetta dell’educazione, l’espressione “poesia” viene dalla radice verbale sentire, quindi solo chi ha bevuto dall’acqua santa della cultura può sinceramente cambiare il mondo e seminare la bellezza, l’amore e la pace dappertutto. Per questa ragione organizzo ogni tanto con amiche ed amici poeti e scrittori delle carovane di solidarietà a favore degli studenti del Marocco, e siamo riusciti anche a convincere amici ed amiche che operano al di fuori del campo letterario a contribuire alla creazione di librerie e spazi d’arte e cultura nelle scuole di montagna del Marocco. Il futuro con ali di pace e amore dobbiamo disegnarlo insieme anche nelle zone lontane e periferiche.

5 – La tua è una poesia impegnata in senso concreto, non di facciata.
Come concepisci il concetto di “impegno” anche nell’ottica del mondo attuale, tra squilibri, tensioni e conflitti, anche di mentalità e di visione del mondo, della politica e della religione?

Grazie di aver definito la mia poesia impegnata. È vero! Non ho mai scritto sin da piccola della fantastica chiarezza del cielo, del blu smeraldo del mare, del meraviglioso canto del canarino o del gioioso amore vissuto, o, nel mio caso dopo tutti questi anni, mai vissuto! Parlo del lato gioioso dell’amore, ovviamente, non dell’amore in se stesso. Non scrivo se non ho le lacrime agli occhi! Non scrivo se una scena di vita non mi ha colpito l’anima o ha colpito qualcuno, qualche altro essere umano. Non scrivo se non di qualcosa o di qualche luogo che mi è davvero caro. La poesia è uno specchio della società, e il mio dovere è di fare vedere alla società sia orientale che occidentale i diversissimi volti che vi sono riflessi e che non sono nella maggior parte dei casi piacevoli! Credo che tutti quanti abbiamo il dovere di difendere il diritto legittimo di vivere in un mondo d’amore, di equilibrio spirituale e mentale. Vale a dire vivere nella pace interiore, soprattutto. Da mia parte sto provando a volte tramite articoli o saggi oppure poesie scritte con l’inchiostro della critica e della denuncia sociale, con parole sussurrate oppure gridate a dire BASTA! Ho dedicato poesie alle suocere che rovinano i rapporti dei figli con le altre donne, ai figli adolescenti con tutte le loro problematiche con i genitori, ai turisti del piacere carnale, alla irresponsabilità degli uomini della nostra benedetta epoca, al velo, all’eredità, alla poligamia. Ho provato a parlare di tutto questo, di ciò che sento e vedo con i miei occhi di musulmana con la mente aperta; vale a dire musulmana che non dice Amen e così sia alle interpretazioni e alle spiegazioni degli altri, ma si fa, in modo autonomo, le sue ricerche personali ed accademiche. Non sono nata per fare il pappagallo! Sono nata per correre come la gazzella tra i campi di sapienza e a volte per volare come un’aquila!

6 – Ho trovato interessante (e questo si ricollega anche alla domanda precedente) il tuo vivere a tutto tondo il ruolo di poetessa e di comunicatrice, senza chiuderti nella proverbiale “torre d’avorio”. Mi ha colpito ad esempio anche la tua capacità di trasformare la cucina, i piatti tradizionali della tua terra d’origine, in un ponte, un modo per fare dialogare in modo vivo e gioviale culture e mondi diversi.
Cito volentieri, a questo proposito, un brano tratto da un post pubblicato su Arab News:

La mattina del fatidico pranzo – a base di piatti della tradizione, in teoria; un tripudio d’ingredienti cosmopoliti, nella pratica – ho trascorso un’ora e mezza sui mezzi pubblici romani, su e giù dal ventre fino alla superficie della nostra Madre Terra. Tra metropolitane ed autobus in cui i turisti fanno chiasso più degli studenti e dei lavoratori. E nonostante non ne potessi più, mi sono trovata a sorridere a quei visi. Proprio io che a lungo, per molte mattine, mi sono lamentata in tutte le lingue (anche quelle che non conosco!) del sovraffollamento, dei ritardi, del calpestarsi i piedi, dell’urtarsi, ora stavo sorridendo. Perché già fantasticavo di ciò che di lì a poco avrei vissuto: avrei scorto la gioia della festa sui visi delle mie amiche egiziane, siriane, palestinesi. Intorno a un pranzo all’insegna del light, a cui si addice d’essere servito in semplici piatti di plastica. E che ogni festa ti sia lieta, Eva che rappresenti tutte le donne, a cavallo della libertà lungo la distesa dell’uguaglianza.

Ti va di commentarlo, dicendoci anche qualcosa riguardo all’importanza dell’essere “light” e del dialogo multietnico?

È un progetto mio che forse vedrà la luce con un’amica specializzata nelle scienze alimentari. È un progetto per creare davvero un ponte di delizie tra le due sponde del mediterraneo visto che facciamo il bagno nello stesso mare e peschiamo lo stesso merluzzo usando lo stesso olio di oliva di pianura e lo stesso alloro e timo di montagna! Quasi tutti gli ingredienti si trovano e anche la volontà non manca. Quindi manca poco per godere delle bontà delle due rive con un tocco dietetico ragionevole! Amo cucinare e condividere i piacere della gola con i miei cari, ma amo di più semplificare un po’ le ricette, perché il ritmo della vita occidentale è molto veloce, e anche perché tengo presente le intolleranze, la glicemia, la pressione, il colesterolo e tutti gli altri gioielli che ci regala la vita prima o poi!

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7 – Insegni la lingua araba e con essa le tradizioni, il modo di vivere.
Ritieni che una maggiore conoscenza reciproca, fin dalle scuole elementari, potrebbe favorire il dialogo o è pura utopia?
 
Caro Ivano! La prima Università europea che ha aggiunto la lingua araba alla lista degli studi accademici è stata italiana. È accaduto nel 1600, e di preciso a Bologna, dopo che gli arabi erano stati cacciati da Granada in Andalusia. In seguito lo studio della lingua araba si è esteso a Napoli e ad altre città e altre prestigiose sedi accademiche. Dalla Sicilia i numeri arabi hanno raggiunto l’intera Europa e tutto l’occidente e con essi è giunta la nuova creazione dell’epoca, “lo zero”, in arabo “ssefr” poi per voi “cifra” e per i francesi “chiffres”. Quindi, che lo si voglia o no, l’Italia è stata la vela della nave dello scambio e del dialogo culturale storicamente e in Italia sento davvero un interesse molto vivo per le lingue straniere. Inoltre, come hai sottolineato nella domanda, è molto importante offrire ai bambini un orientamento bilingue. Un orientamento psicolinguistico moderno che risponda ai veri bisogni dei bambini. Io per esempio all’asilo avevo la mattina l‘arabo e il pomeriggio il francese, ed era vietato parlare in arabo durante il pomeriggio francofono così come era vietato parlare in francese o in dialetto durante la mattinata dell’arabo! Le lingue erano presenti anche durante il gioco o il canto e la terza lingua era in programma per il liceo. Adesso hanno la terza lingua, spesso l’inglese o lo spagnolo, già dalla scuola media. Quanto al berbero, si impara nelle zone montane del Marocco a partire dalla scuola elementare insieme all’arabo e al francese. Mi ricordo benissimo un discorso degli anni 80 di Re Hassan Secondo di cui mi è rimasto impresso nella memoria anche il tono non solo le parole: “Chi parla solo una lingua è un analfabeta nonostante i suoi diplomi!”. Però questo non vuol dire che siamo dei geni in Marocco oppure che il Marocco è il paradiso divino. C’è tanto da fare soprattutto nel campo dell’insegnamento perché è la base di tutto! A cosa servono greggi di pappagalli?
 

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8 – In qualche modo ricollegandoti a tutta la conversazione precedente, ci puoi parlare del tuo salotto letterario bilingue J’nan Argana.
Come è nato, come opera, e come lo consideri nell’ambito della cultura del dialogo di cui abbiamo parlato? Pensi che sia un esempio isolato o che possa fare da seme per favorire la nascita di realtà simili sia a Roma che in altre città?

J’nan Argana vuol dire il Paradiso di Argan. E l’argan come sapete è un albero che si trova solo in Marocco e ha la funzione di separare il deserto dalla pianura creando una cintura naturale per bloccare o limitare la sabbia che non smette di avanzare. L’argan è un frutto che dà un olio miracoloso con caratteristiche medicinali favolose e che si può ottenere solo tramite il lavoro delle mani delle donne berbere. Viene ancora oggi macinato con la pietra! Ho sempre avuto in mente di tenere salotti culturali e letterari, fin dai tempi di Marrakech, prima di spostarmi a Roma. Nei primi anni del mio soggiorno romano ero in fase di rinascita psicologicamente e culturalmente e dovevo ambientarmi e mettere radici. Poi, piano piano, mi sono sentita a casa, ma l’idea di creare un salotto letterario è rimasta a lungo un sogno nel cassetto. Nel 2011 i pipistrelli dell’odio e dell’ignoranza hanno colpito nel cuore della mia città natale, Marrakech, un caffè dove avevano luogo attività culturali anche con turisti stranieri che si chiamava “Argana”. In seguito a questo episodio con amici intellettuali marocchini e italiani abbiamo pensato di realizzare qualcosa per avvicinare i popoli, le culture, le etnie, ed è nato ARGANA. Abbiamo seminato l’amore e il dialogo invece dell’odio e della chiusura mentale. Tutto ciò si può creare ovunque, basta avere volontà e desiderio di condivisione! La cultura non ha confini geografici! 

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9 – Come ultima ma non ultima domanda, ti chiederei un bilancio della tua esperienza umana e artistica, e una previsione (anche se mi rendo conto che non è facile assumere il ruolo di indovini): pensi che ci siano spazi per poter vivere in un mondo in cui ci si comprende maggiormente, pur nelle differenze, nelle diversità, nelle specificità di ognuno?
Vorrei una risposta duplice, una con il cuore di poetessa, l’altro con la mente di studiosa e docente.

Oppure, ringraziandoti per le risposte a questa intervista date sia in qualità di poetessa e scrittrice che di divulgatrice e studiosa, vorrei una risposta libera, sincera, data con un ottimismo che conosce bene la realtà, ma anche la volontà e la speranza di poterla rendere più umana.
 
Amare, donare, sorridere, sognare, sopportare, non guardare dietro se non per vedere quanto è grande anzi gigante la nostra ombra, e per ultimo: vivere e lasciare vivere! Ecco le sette chiavi della mia vita! La luce del mio cammino di studio, di ragione e di poesia. La ricercatrice e la poetessa scrittrice sognatrice non si sono mai separate in me fin da quando avevo 15 anni! Vanno tanto d’accordo e non intervengo mai per separarle. Penso che le sette chiavi possano servire a qualsiasi persona per andare avanti e per affrontare ogni difficoltà!

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Dalila Hiaoui, poetessa-scrittrice, collabora con diversi giornali e riviste arabe e marocchine; è professoressa di lingua e cultura araba presso le agenzie delle Nazioni Unite. Di origine Amazigh (berbera), è nata a Marrakech e risiede a Roma. Ha pubblicato come “author, & co-author”, 19 libri tra poesie, romanzi in lingua araba, italiana, inglese, cinese, serba, albanese  e un manuale di arabo in 3 volumi in collaborazione con il Rettore dell’Università Internazionale Uni-Nettuno a Roma, con la quale ha realizzato anche i corsi televisivi: IMPARO LA LINGUA ARABA-IL TESORO DELLE LETTERE, (già in onda sui canali nazionali del Marocco, sui canali dell’Università, e su Rai 2 e 3, e il digitale terrestre dal 2010). Conduce da giugno 2013 il salotto letterario bilingue J’nan Argana.
 
Aggiungo volentieri una piccola ma significativa postilla integrativa alla nota biografica scritta dalla stessa autrice:

Posso aggiungere anche che sono una delle pochissime  scrittrici/poetesse di lingua araba ad avere intrapreso la strada del digitale, cioè, l’e-book, pensando all’ambiente, soprattutto! E sto lavorando a progetti simili con altre autrici ed altri autori, anche più giovani! Ho presentato nel 2016 a Fez in Marocco una delle poetesse più giovani del mondo, ha 13 anni, ed è semplicemente italiana. Vorrei che le opere dei piccoli autori che vivono tra le montagne, nel deserto, nei villaggi più lontani fossero a portata di mano di tutta la gente che creda ancora nell’amore, in Europa, in Asia, in Australia, e dappertutto nel mondo. Così ho adottato culturalmente i giovanissimi poeti e pittori delle montagne del Marocco. Sto lavorando con i loro professori alla pubblicazione delle loro opere in digitale e in cartaceo perché in alcuni paesi non è possibile comprare o scaricare l’e-book, forse per misure di sicurezza. Tutto il guadagno derivante da questa iniziativa sarà destinato ai piccoli autori e alle loro scuole, per coprire le spese di studio, gli occhiali da vista, e altro materiale e attrezzature scolastiche. Tutto questo senza chiedere nessun finanziamento a nessuna organizzazione! Sono sempre andata avanti da sola condividendo il frutto del mio sudore personale per un futuro migliore! 

Dalila Hiaoui 2

Libri, piedi, mani, migranti e cercatori di poesia

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John Fante in una lettera al suo editore che gli chiedeva se si considerasse uno scrittore di romanzi e racconti o di poesie gli rispose esattamente così: “I am ambidextrous”.
Venerdì prossimo 19 gennaio, alle ore 18.00, al Caffé dell’Ussero di Pisa, nell’ambito degli incontri di AstrolabioCultura, dialogherò con 
Luigi Fontanella del suo romanzo Il dio di New York e del suo volume di poemetti e racconti in versi Lo scialle rosso.

Sarà un’occasione per riflettere sulla vexata quaestio: è meglio essere “ambidestri” nel mondo della scrittura, o “fare” solo poesia o solo narrativa?

Sarà un’occasione per parlare di “Gradiva”, la ormai storica rivista letteraria edita da Fontanella, e gli amici presenti potranno proporre in lettura loro scritti, editi o inediti.

Ci sarà modo, in riferimento al romanzo Il dio di New York, di parlare del vario modo di essere “migranti” e sognatori, “cercatori” di poesia.

Ci sarà modo (e questa è pubblicità, mi rendo conto, neppure troppo subliminale) per parlare del Premio “Elogio alla follia”, della cui Giuria Luigi Fontanella fa parte, il cui bando di concorso che può essere consultato a questo link http://www.ivanomugnaini.it/elogio-alla-follia-concorso-le…/ .

Ci sarà tutto questo e anche di più.
Spero (se potrete e vorrete) che si sarete anche voi.

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Ghost chili, fantasia e immaginazione

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Ripubblico qui la gustosa e simpatica chiacchierata gastronomico-letteraria di qualche giorno fa uscita sul sito Readeat Libri da mangiare, a questo link: https://www.readeatlibridamangiare.it/cucina-letteraria/spizzichi-bocconi/2017/12/12/ivano-mugnaini/

È anche un’occasione per ricordare a chi vuole partecipare al Concorso Elogio alla follia, attualmente in corso, che non è necessario che le “pietanze” in forma di racconto o di poesia siano iperspeziate, con manciate di Trinidad Moruga Scorpion, Naga Viper, o  Ghost Chili. La quantità è libera, come la scelta degli ingredienti e dell’amalgama.

Basta che non si tratti del solito sacrosanto semolino. Basta che siano cucinate con molta passione, fantasia, divertimento, inventiva, con molta voglia di fare venire l’acquolina in bocca, a se stessi e ai commensali.

Attendiamo i vostri piatti . Il link del bando è questo:  http://www.ivanomugnaini.it/elogio-alla-follia-concorso-letterario/

 

il Concorso letterario di Ivano Mugnaini

Ciao a tutti, la cucina letteraria di #readEat è felice di ritrovarvi nella sezione Spizzichi e bocconi,  una cena virtuale dove ogni protagonista del panorama editoriale si mostra un po’ di più e, soprattutto, mostra ai lettori un pezzettino del percorso che porta le idee a diventare libri. Questa settimana il mio paziente ospite è Ivano Mugnaini, non-purista e super addetto ai lavori, di cui ho potuto seguire e apprezzare il lavoro imparando sempre qualcosa!

Antipasto 
Tu fai un po’ di tutto, Ivano: curi testi, scrivi libri, scrivi per il teatro, componi versi. Vivi l’editoria tutto tondo, si può dire. Qual è stato il salto che ti ha portato dall’essere autore ad aiutare altri autori?

In effetti è vero, Ida, spazio in vari ambiti e settori. Sono interessato e incuriosito da molte espressioni e forme del mondo editoriale. Non sono un “purista”, e so che alcuni non apprezzano questo modo di unire e ibridare. Ma a me viene naturale, e ritengo che sia possibile mettere un po’ di poesia anche in un racconto, così come raccontare, e raccontarsi, tramite la poesia. Mi piace leggere anche gli altri, non solo gli autori noti ma anche le voci emergenti e originali. Molti con il tempo mi hanno detto che avevo colto ciò che volevano esprimere, il loro mondo, la loro voce più autentica. Questo mi ha portato a essere anche lettore dei testi altrui e a offrire servizi editoriali.

Primo
La poliedricità non è mai un male, almeno dal mio punto di vista. Mantiene umili, è una porta costantemente aperta sul confronto. E a proposito di confronti, ci parli un po’ del Concorso letterario “Elogio alla follia”?

Mi piace la tua definizione, quel riferimento alla porta che ci conduce a esplorare anche ciò che riteniamo a volte estraneo e che invece è parte di noi. Il collegamento con “Elogio alla follia” qui mi viene naturale e te ne parlo volentieri. Si tratta di un concorso letterario e l’idea mi è nata mettendo in collegamento la mia collaborazione con l’editore Divinafollia e la mia passione per il lato apparentemente in ombra del nostro agire e soprattutto del nostro pensare, sognare, immaginare.

Ho pensato di organizzare un concorso in cui si uscisse dai percorsi troppi battuti e in cui ciascuno potesse esprimere le sue idee più nascoste, le pulsioni, i desideri, gli appetiti, tanto per fare un riferimento adeguato al contesto del tuo blog. Non necessariamente scritture estreme ma spazi narrativi o poetici in cui si possa fare emergere ciò che spesso nascondiamo e che invece è alimento delle nostre fantasie più intense. Tutto ciò assieme al regolamento per la partecipazione si trova a questo link.

Secondo
Ecco, entriamo nel vivo di un concorso letterario. Sono in molti i lettori che hanno poca dimestichezza con la macchina organizzativa dietro il concorso. È lecito chiedere come si arriva a comporre una giuria?

Non solo è lecito, ma sono contento di questa tua domanda: sia perché mi permette di parlarti del meccanismo, almeno secondo la mia esperienza personale, sia perché mi consente di ringraziare chi (pur essendo molto impegnato) ha accettato di collaborare con me. Nel mio caso mi sono basato anche sul tema del concorso. Ho cercato autori e critici che nei loro lavori si fossero occupati del tema della follia, o che, in senso più ampio, abbiamo sempre privilegiato un tipo di creatività libera, priva di schemi preconfezionati. Altro criterio di selezione è stata la confidenza, l’affinità, l’amicizia: dovendo collaborare è bene farlo in armonia. Sono molto contento della Giuria del Concorso “Elogio alla follia”. Mi rendo conto che sono molto parte in causa, ma, oggettivamente, basandomi sulla lettura del curriculum dei giurati, posso dire che se potessi parteciperei al Concorso.

Contorno 
Leggo però sul tuo sito, che indipendentemente dal Concorso, vi sarà la possibilità per alcuni componimenti di essere pubblicati all’interno del tuo spazio web. Con un leggerissimo volo pindarico, mi chiedo se questo spazio coinvolga anche Viaggi al centro dell’autore, una sezione che, un po’ come Spizzichi e bocconi dà spazio agli altri scrittori, apre le porte per ulteriori tipi di confronto. Questo perché, immagino, il tuo sito è un portale sia per autori che vogliono richiedere i tuoi servizi, che per realtà editoriali con cui sei in contatto, che per semplici addetti ai lavori. Ciò che vedo è una persona che si impegna per mettere in contatto tra loro altre persone tramite un ‘ascolto’ iniziale. È un invito alla tanto famosa poliedricità?

Mi piace anche il contorno devo dire. Il pranzo è gustoso e nutriente, e il discorso della poliedricità ritorna, è un po’ un filo rosso, un Leitmotiv. Il mio sito in effetti è un po’ sui generis. C’è molto di mio, la mia biografia, ci sono racconti, ci sono brani del mio recente romanzo Lo specchio di Leonardo, dedicato alla figura immaginaria di un sosia di Leonardo da Vinci che permette al genio fiorentino di vivere finalmente una vita libera e folle. Come vedi tutto torna, anche il tema della follia. A breve metterò sul sito anche poesie tratte dal mio libro di prossima uscita, La creta indocile, edito da Oedipus di Salerno.

C’è molto di mio, nel sito, ma c’è molto spazio anche per altri, sia autori del passato come in ‘Viaggi al centro dell’autore’ sia autori dei nostri giorni come nella rubrica ‘A tu per tu’, in cui divento anch’io un intervistatore e faccio domande a personaggi non solo letterari ma anche di altri ambiti artistici. In effetti mi piacciono le interconnessioni tra autori, anche di diverse età e settori di attività e competenza. Credo che sia un modo per imparare e arricchirci a vicenda. In fondo cerchiamo tutti le stesse cose: bellezza, e un senso a questo strano viaggio su questo pianeta. E non importa se la meta non arriva. A volte la meta è il viaggio stesso.

Dolce
Da qui, una domanda che a questo punto mi sembra d’obbligo: “Elogio alla Follia”, in qualche futura edizione e sempre cavalcando l’onda della poliedricità, potrebbe abbracciare altri campi artistici, secondo te? Magari legati alla scrittura, ma tradotti in un progetto dalle diverse facce, capace di coinvolgere anche altri linguaggi. Quali credi sarebbero i rischi in un progetto simile?

La tua domanda diventa un suggerimento, a dirti il vero non ci avevo pensato. Direi che i rischi ci sono, ma del resto se non c’è rischio quando si parla di follia, non vedo dove potrebbe e dovrebbe essere! Battute a parte, credo proprio che alcuni incontri tra diverse espressioni artistiche siano molto fertili. Penserei tra gli altri a quello tra scrittura e arti figurative (pittura e non solo), ma anche a quello tra scrittura e musica. Oppure anche ad altri settori, anche con accostamenti più innovativi. Direi che potrebbe essere davvero un bel passo ulteriore, nel caso in cui il progetto di partenza, ossia il concorso letterario, dovesse avere successo e incontrare i gusti delle autrici e degli autori.

 

Tanto per digerire

Spero proprio che il Concorso abbia i mezzi necessari all’espansione, allora, e diventi un vero e proprio viaggio nell’arte a tutto tondo!
Intanto io ti ringrazio, Ivano, sei stato un ospite davvero squisito e probabilmente, potrei andare avanti a fare domande anche per un cenone di vigilia, visto che siamo in tema natalizio!

Avete sentito, autori?
Non siate timidi, o se vorrete esserlo, esplorate questa timidezza fino a scomporla del tutto, esasperate ogni vostro aspetto e buttatelo su carta!
Ivano Mugnaini e il suo “Elogio alla Follia” vi aspettano numerosi, e anche io sarò curiosa di leggere i futuri protagonisti di questa bellissima occasione!

 Ida Basile