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La verità dei topi

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   La verità dei topi  ha un titolo accattivante.
   In fondo siamo tutti un po’ roditori, anche quando sogniamo di essere aquile o farfalle o altri poetici e altisonanti animali. In fondo “rosichiamo” a volte, ma sappiamo anche rosicchiare, ossia sbocconcellare quello che di buono si trova oltre le lame della trappola pronta a scattare puntuale e inesorabile.
   Con Massimiliano Nuzzolo, autore del suddetto libro, ci scambiamo mail in cui parliamo di squadre ideali di cantori della Sanremo della Letteratura che potrebbero però trasformarsi in cantanti alla maniera dei protagonisti di “Amici miei” al concorso per cori di musica solenne, oppure, allo stesso tempo, membri di un’orchestra  di note realmente ispirate . Uno dei possibili dream team che abbiamo idealmente convocato era composto da Vian, Vonnegut, Pelevin, Marquez, Benni, Pennac, Robbins…
   Parlando de La verità dei topi, Massimiliano mi ha scritto che “Questo è un romanzo “surreale” e ad alto tasso di ironia.  So che conosci bene Camus e ciò che pensava dell’ironia. Chiudo il mio percorso tra gli esistenzialisti francesi in maniera irriverente con Boris Vian (il più “psichedelico” degli esistenzialisti), al quale è dedicato questo romanzo. Ma pure scomodo in qualche modo Kurt Vonnegut e Viktor Pelevin. La genesi di questo romanzo è stata lunga. La tessitura e gli incastri meticolosi un po’ alla maniera dei compositori e pittori fiamminghi”.
   Leggendo il libro gli ho dato (volentieri) ragione. Una delle chiavi possibili è in quella locuzione apparentemente interlocutoria utilizzata poco sopra: “allo stesso tempo”. Il romanzo è, allo stesso tempo, giocoso e di sostanza, divertito e serio (serioso no, altrimenti Vian ce le canta e ce le suona, in tutti i sensi).
   Si ride, nel romanzo di Nuzzolo, con un linguaggio che scorre fluido e credibile, ma, al contempo, quando meno te lo aspetti ti trovi a pensare che se viviamo, da bravi topi, in un mondo ribaltato e strampalato, allora in fondo ciò che è assurdo tanto assurdo non è. E  ciò che non è vero, ed appare magicamente fantastico, o infantilmente favolistico, in realtà è vero, è reale, e magari è già presente, solo che non lo vediamo, perché lo guardiamo dalla prospettiva sbagliata.
   Il romanzo di Nuzzolo diverte, ma tra un sorriso e una risata, si insinua, puntuale, il dentino acuminato del pensiero, ironico, e quindi più penetrante. Le domande ci sono tutte, anche quelle fondamentali. Anche il più amletico dei dubbi, ossia se sia meglio morire in un certo modo piuttosto che in un altro. La questione viene posta in termini molto netti e schietti. Non vi rovino la sorpresa. Come indizio vi dico solo che il sottoscritto, in quanto toscano, ha familiarità con uno dei termini dell’enigma, che tra l’altro si lega al titolo.
   In sostanza, il romanzo parla della parola attraverso il gioco e le regole della scrittura, e parla della vita attraverso lo specchio dell’ironia. Due ottime lenti.
   Si tratta di farsi topi, e in quanto topi, curiosi, e di leggerlo, scoprendo pagina per pagina i giochi e le trappole, la verità e il suo contrario. Che poi, magari, è la verità vera.  Ossia la fantasia. E la bellezza è in questo fertile e succoso dubbio.
                                                                                                            IM
 Viaggio, sogno e letteratura. “La verità dei topi” di Massimiliano Nuzzolo

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